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	<title>San Giovanni Battista &#187; corsi</title>
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		<title>Corso biblico don C.Doglio 13/10/11</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[doglio]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>CORSO BIBLICO: FIGURE FEMMINILI NEI VANGELI
Riflessioni di don Claudio Doglio
( 13 ottobre 2011 ) DONNE CHE SERVONO E ASCOLTANO
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre Gesù parlava una donna alzò la voce in mezzo alla folla e disse:
“Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte.”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; font-size: 18px;"><strong>CORSO BIBLICO: FIGURE FEMMINILI NEI VANGELI<br />
Riflessioni di don Claudio Doglio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 14px;"><strong><strong>( 13 ottobre 2011 ) </strong>DONNE CHE SERVONO E ASCOLTANO<br />
</strong></p>
<p>(Per il pdf da scaricare <a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2011/10/lez-2.pdf"> clicca qui</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre Gesù parlava una donna alzò la voce in mezzo alla folla e disse:<br />
“Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte.”<br />
Nel Vangelo secondo Luca al capitolo 11 troviamo questa scena descritta in modo estremamente succinto ma significativa; è l’esclamazione di una donna che, presa dall’entusiasmo per la parola di Gesù, lo stima e in qualche modo lascia trasparire una certa invidia, una buona invidia, per la Madre di Gesù.<br />
Beata tua Madre!<br />
È un atteggiamento molto femminile, non nell’invidia ma nella valorizzazione della maternità. E lo dice con un linguaggio tipicamente semitico, quindi concreto.<br />
Beato il grembo che ti ha portato, beato il seno da cui hai preso il latte!<br />
È un modo per dire: tua madre è veramente fortunata ad aver avuto un figlio come te. Ma Gesù le disse:<br />
“Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano.”<br />
È una risposta quasi problematica perché contesta l’idea suggerita da quella donna la quale riconosceva come fonte della felicità semplicemente l’essere madre di una persona come Gesù. Gesù contesta questa idea; sono ancora più beati o meglio guarda che la beatitudine, la felicità consiste piuttosto nell’ascoltare la Parola di Dio e nell’osservarla, nel custodirla, nel difenderla.<br />
Ecco il tema su cui vogliamo soffermarci questa sera: l’ascolto della Parola di Dio come fonte della beatitudine. Ed è proprio ad una donna che Gesù rivolge questo insegnamento correggendo la sua mentalità.<br />
Un testo del genere, in passato, era stato considerato antimariologico cioè contrario alla presentazione corretta della beata Vergine Maria. Era una visione limitata perché se è un testo evangelico, come può essere scorretto e da imitare?<br />
La Madre di Gesù, “Donna che ascolta”<br />
Gesù non sta contestando la beatitudine di sua Madre ma sta precisando qual è il motivo per cui Maria, madre di Gesù è beata: non tanto per avergli dato la vita fisica, averlo generato come uomo, molto di più per essere stata capace di ascoltare la Parola di Dio. Quindi non contesta che la Madre sia beata ma spiega dove sta la felicità di una persona. Dunque è veramente un testo mariologico che presenta nel modo più corretto possibile la figura della Beata Vergine perché la considera beata in quanto persona che ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha conservata, osservata con grande fedeltà e dedizione.<br />
È un insegnamento tradizionale della Chiesa; espressamente lo ha formulato, come principio, S. Agostino e poi lo ha ripreso S. Tommaso d’Aquino sostenendo che Maria è più beata in quanto discepola di Cristo che in quanto Madre di Cristo.<br />
Non è tanto la maternità che la rende beata, quanto il discepolato. È un’idea a cui non siamo familiarizzati Abbiamo ascoltato Elisabetta, donna profetica che dice a Maria: “Beata colei che ha creduto.”<br />
Questo è corretto e Gesù aggiunge: “Beata mia Madre perché ha ascoltato la Parola, perché si è fatta discepola”. È una persona disposta ad imparare nell’evento grandioso e unico dell’Annunciazione, ovvero dell’Incarnazione del Verbo: Maria ascolta la Parola, accoglie la Parola. La accoglie così profondamente da dare carne alla Parola.<br />
Proviamo a riflettere su questo perché è un evento centrale: il Figlio eterno che diventa Uomo è la Parola di Dio, è il Verbo Eterno. Il Verbo si fece carne nel grembo di Maria; Maria ascolta la Parola , l’annuncio che le è portato a nome di Dio; lo accoglie; lo accoglie così profondamente da rivestire di carne quella Parola accolta.<br />
“Avvenga di me secondo la tua parola.”<br />
Io desidero ardentemente che si faccia quello che la tua parola ha annunciato<br />
“e la Parola si fece carne.”<br />
Noi intendiamo dire in una espressione del genere che i discorsi si sono trasformati in realtà;. non solo parole, ci vogliono i fatti; bisogna mettere in pratica la Parola. Ma all’inizio, l’evento fondamentale è proprio questa realtà: l’Incarnazione della Parola, la Parola diventa Carne, diventa un uomo concreto, una persona in carne e ossa nel grembo di Maria; e la sua disponibilità ad accogliere la Parola è necessaria perché Dio rispetta la libertà della persona; chiede il permesso, chiede la collaborazione.<br />
La grandezza di Maria non è nel prodigio della generazione del Dio fatto Uomo perché Lei non ha fatto niente per compiere questa maternità; Lei ha accolto la Parola, ha accettato la proposta di Dio. Lì sta la grandezza! Nella disponibilità all’ascolto e un ascolto non superficiale, un ascolto profondo, un ascolto che porta frutto. Si adopera proprio il linguaggio della beatitudine: beata Maria perché ha creduto, beata Maria perché ha ascoltato la Parola.<br />
Pochi capitoli prima al cap. 8 sempre l’evangelista Luca, mentre spiega la parabola del seminatore e dei quattro diversi tipi di terreno, arrivato al quarto tipo, lo spiega così :<br />
“il seme caduto sulla terra buona sono coloro che dopo aver ascoltato la Parola con cuore buono e perfetto la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza.”<br />
Questo è un altro ritratto di Maria, donna dell’ascolto; è la terra buona, quella terra feconda, è quell’ “humus”veramente umile, terra disponibile ad accogliere il seme della Parola. Accoglierla in un cuore buono e perfetto; perfetto nel senso di integro, letteralmente il greco dice bello e buono, è l’ideale greco, il cuore bello, il cuore buono.<br />
Accogliere la Parola in un cuore del genere produce frutto; la terra accoglie il seme e produce frutto; Maria è quella terra che ha accolto il seme della Parola e ha generato il frutto unico, il frutto del grembo benedetto perché Figlio di Dio, Parola fatta Carne. E così la figura femminile, in quanto accoglienza, viene particolarmente valorizzata e la Madre diventa un modello per tutti gli altri discepoli.<br />
Se si tratta di generare il Figlio di Dio nessuno di noi può imitare Maria, è un fatto unico eccezionale, un dono grandioso e irripetibile di Dio. Ma in quell’evento c’è tuttavia qualche cosa di imitabile anche per noi, perché quell’atteggiamento è accoglienza della Parola, è l’ascolto docile e disponibile. In quel modo ognuno di noi può essere beato perché ascolta la Parola; può essere la terra feconda,può addirittura diventare Madre di Gesù.<br />
Non è una idea mia, è proprio un suggerimento di Gesù stesso; difatti pochi versetti dopo la parabola del seminatore, sempre in Luca cap. 8 versetto 19, racconta questo episodio:<br />
“un giorno andarono a trovarlo la Madre e i fratelli ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: tua Madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti. Ma Egli rispose: Mia Madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica.”<br />
L’evangelista Marco, con la sua vena narrativa brillante, aggiunge un particolare: Gesù guarda tutt’intorno le persone che lo stanno ascoltando e, indicandoli concretamente, dice:<br />
eccoli qui mia Madre e i miei fratelli.<br />
Il termine fratelli è generico per indicare i parenti; sarebbe meglio forse tradurre così, perché, nel linguaggio giudaico, si indicano con il termine fratelli tutti i vari gradi di parentela che non siano proprio quelli diretti. Difatti la Madre è distinta, i fratelli sono i parenti in genere quindi potevano esserci dei cugini e degli zii; sembra che Gesù rifiuti quei legami di parentela naturale sembra superare i legami del sangue: Chi è la mia famiglia? La mia famiglia è questa.<br />
Che cosa ci vuole per essere famiglia di Gesù? Non il legame di sangue; ci vuole l’atteggiamento di chi ascolta la Parola di Dio e la fa, la mette in pratica, la trasforma in opera in vita. Non è un discorso contro la Madre, anche questo è un discorso a favore della Madre: Mia Madre è proprio Colei che ha ascoltato la Parola e l’ha messa in pratica; ma potete anche voi, miei discepoli disposti ad ascoltare la mia Parola, diventare madre per Me.<br />
Questo è un discorso molto interessante, una figura femminile di prim’ordine, la Madre; e Gesù l’adopera per parlare del discepolo. Tu discepolo puoi diventare madre, sorella, fratello, diventare parente stretto di Gesù proprio in forza del tuo atteggiamento che ascolta la Parola.<br />
L’evangelista Luca, infatti ha presentato all’inizio del suo Vangelo la caratteristica della Madre come colei che, durante i fatti della nascita di Gesù, custodisce quell’evento. Dopo il racconto dell’Annunciazione lo ribadisce due volte, al cap 2 versetto 19 proprio nel contesto dell’episodio dei pastori che vanno a visitare e a vedere per rendersi conto di quello che è stato annunciato loro.<br />
I pastori di Betlemme arrivano nella casa, vedono Maria, Giuseppe e il Bambino e dopo averlo visto riferiscono ciò che del Bambino era stato detto loro e diventano annunciatori, messaggeri di quell’evento e raccontano ad altri quello che loro hanno visto.<br />
“Maria, da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.”<br />
Maria custodiva queste parole. Letteralmente il greco adopera il termine “rèmata”che indica la parola detta ma anche il fatto, la cosa, l’avvenimento. Sono fatti e sono parole queste che Maria percepisce e le conserva nel suo cuore. E le mette insieme. Questo verbo è molto importante, in greco è “symbállusa”, participio femminile del verbo “sym-bállo”, che significa “mettere insieme”. È il verbo da cui deriva la parola “symbolon”: mettere insieme i particolari consente di capire meglio l’insieme.<br />
Il procedimento che viene attribuito a Maria è quello della meditazione di una persona che vive i fatti, ascolta le parole e le interiorizza; non superficiale, lascia passare tutto come se niente fosse ma sa custodire, dare peso e valore ai fatti e alle parole e, dentro il proprio cuore, cioè nel segreto della propria esperienza personale,mette insieme.<br />
Questo lavoro di mettere insieme è la meditazione. Il latino traduceva “conferens”; una conferenza è proprio un’azione in cui si mettono insieme delle idee (con-fero); mettere insieme tante idee sparpagliate, tante esperienze, tante figure e mettendole insieme si illuminano a vicenda; i particolari si chiariscono, si capiscono gli eventi, si capiscono alla luce della propria esperienza queste parole. Maria è una discepola capace di ascoltare e di meditare.<br />
La stessa cosa Luca la ribadisce ancora alla fine del cap 2 versetto 51 dopo l’episodio dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù dodicenne al Tempio.<br />
“Il Bambino ritornò a Nazaret insieme a loro, stava loro sottomesso e sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.”<br />
Dunque la figura per eccellenza della donna che ascolta è quella di Maria, la Madre; e l’ascolto, come abbiamo potuto vedere dalla parabola del seminatore, ha una valenza molto femminile come accoglienza come terra fertile che accoglie il seme della Parola per portare frutto ed è legato a questo aspetto che il gruppo dei discepoli intorno a Gesù comprende anche delle donne.<br />
Le pie donne<br />
È un fatto strano, strano per i tempi e per la mentalità nessun maestro serio in Israele si circondava di donne. Era una situazione che doveva avere dell’equivoco, sicuramente criticato e biasimato il fatto che girasse un gruppo misto, perché oltre ai Dodici, ai discepoli, c’erano alcune donne.<br />
Ancora Luca all’inizio del cap. 8 ha proprio questa presentazione solenne delle donne che erano con Lui, alcune delle quali erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità:<br />
Maria di Magdala dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni.<br />
Nomina alcune donne, a parte la più famosa Maria di Magdala, le altre Giovanna e Susanna non sono altrove nominate; si nomina Maria di Cleofa che è, secondo una informazione dell’antica comunità giudeo-cristiana, zia di Gesù in quanto moglie di Cleofa fratello di San Giuseppe e madre di alcuni apostoli, Giacomo il minore, Giuda Taddeo Simeone. Un’altra donna, Salome anche lei parente di Gesù. Molte altre, dice Luca.<br />
Notiamolo perché ci siamo accontentati di parlare delle pie donne come di un gruppetto particolare di donne devote; ma la sottolineatura originale è che sono seguaci di un Maestro, quindi sono discepole, donne che imparano; e se oggi può sembrare una cosa normale per noi qui in Occidente, abbiamo sentito ancora recentemente come in certi paesi orientali sia un reato per una donna guidare l’automobile altroché imparare stiamo guadagnando da questo punto di vista annotiamolo l’originalità di Gesù di andare contro corrente e di accogliere ben volentieri intorno a sé donne che ascoltano il suo insegnamento.<br />
Marta e Maria di Betania<br />
Ma c’è un episodio, narrato sempre dall’evangelista Luca, in cui questo tema dell’ascolto della Parola viene particolarmente enfatizzato. È il noto episodio dell’ospitalità in casa di Marta e di Maria. Lo troviamo alla fine del cap 10 dal versetto 38 al 42. E notiamo anzitutto che viene raccontato subito dopo la parabola del buon samaritano. È importante il contesto in cui si trovano i testi perché il contesto getta una luce particolare.<br />
Nel Vangelo secondo Luca è appena iniziato il lungo viaggio che porterà Gesù a Gerusalemme, il viaggio emblematico della sua obbedienza e il cammino con i discepoli in quanto momento formativo educativo. Durante questo viaggio Luca colloca la domanda del dottore della legge: che cosa devo fare? E Gesù gli risponde lo sai benissimo, cosa c’è scritto nella legge, sei un dottore; e quello risponde correttamente con i comandi sull’amore di Dio e del prossimo. Vedi che lo sai? Fallo e vivrai. Quello per giustificarsi chiede chi è il mio prossimo e Gesù racconta la parabola del buon samaritano; la conosciamo bene, non ci soffermiamo su questa.<br />
Ma l’obbiettivo qual è? Insistere sul fare. Chi è il prossimo per quell’uomo incappato nei briganti ? Colui che ha fatto misericordia, colui che concretamente ha aiutato. Quindi sembrerebbe di dover concludere: Gesù insegna a fare del bene vero?  Gesù insegna a compiere delle opere buone, dice che è importante, fondamentale fare delle azioni buone. Appena abbiamo letto questa parabola e ne abbiamo ricavato questo insegnamento, troviamo un altro episodio dove al fare viene connesso l’ascoltare.<br />
“Mentre erano in cammino entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa . Essa aveva una sorella di nome Maria la quale, sedutasi ai piedi di Gesù ascoltava la Sua parola Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti disse: Signore non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti! Ma Gesù le rispose: Marta Marta tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno: Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta.”<br />
Siamo abituati in genere a contrapporre le due sorelle, come se fossero due alternative, o l’una o l’altra, rischiando di difendere in qualche modo Marta perché sembra rimproverata dal Signore; e allora qualcuno può avanzare osservazioni del genere: per fortuna che Marta aveva fatto da mangiare altrimenti Gesù avrebbe saltato il pranzo; fosse stato solo per Maria non avrebbero mangiato quel giorno! La Chiesa venera Santa Marta come figura esemplare, quindi non dobbiamo contrapporre le due persone, non è corretto domandare: è meglio l’una o meglio l’altra.<br />
L’insegnamento, che questo episodio vuole trasmettere, è anzitutto di completezza,di pienezza, cioè di valorizzazione di tutti gli aspetti; una persona equilibrata sa non esagerare e sa dare a ogni atteggiamento il valore giusto. Quindi le due donne sono due sorelle e devono essere molto unite perché i due atteggiamenti devono coesistere.<br />
Come ha insegnato la parabola del buon samaritano bisogna sapere la legge e bisogna metterla in pratica; così bisogna ascoltare la Parola e diventare autentici servitori.<br />
Anzitutto l’episodio è ambientato in cammino: “mentre era in cammino Gesù entro in un villaggio (non importa il nome) e una donna lo accolse nella sua casa”( quella donna ha un nome, si chiama Marta).<br />
È un elemento molto positivo questa ospitalità accogliente, ha una valenza simbolica. Ancora una volta è un elemento tipicamente femminile della disponibilità accogliente; diventa una cifra simbolica dell’umanità disposta, ben disposta verso la Parola di Dio.<br />
La sorella di questa signora che ospita Gesù si siede ai suoi piedi e ascolta la sua Parola. L’atteggiamento è proprio quello della discepola: è l’atteggiamento di chi è seduto, cioè è comodo, è tranquillo per poter ascoltare, non è preso da altre cose.<br />
Il problema di Marta non è il fatto che sia servizievole, che stia preparando da mangiare, che abbia tante cose da fare; è che è tutta presa dai molti servizi. Il problema è questa molteplicità di interessi e di azioni che in qualche modo dissipano la persona e, con l’intenzione di accogliere bene Gesù, lo si trascura.<br />
Avrete fatto certamente anche voi l’esperienza di avere ospiti a casa e se volete trattare bene una persona sapete che ci sono tante cose da preparare. Però è possibile che, mentre uno prepara il tavolo e cerca la tovaglia bella e tira fuori i bicchieri e deve pulire i piatti belli e deve preparare questo e quest’altro per accogliere bene quella persona che viene in casa, non si ha tempo per stare con la persona. Non si valorizza la persona per quello che è, ma si concentra l’attenzione piuttosto sugli oggetti, le posate, i bicchieri, i tovaglioli, il vaso bello,per accogliere la persona; ma la persona è abbandonata.<br />
L’immagine di una accoglienza positiva può trasformarsi in una accoglienza superficiale dove la preminenza è data alle cose; l ‘atteggiamento di Marta ha del prepotente nei confronti di Gesù, lo rimprovera, lo chiama Signore con un titolo onorifico, ma prima gli fa una domanda che nasconde un rimprovero:<br />
“non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola?”<br />
Come dire non te ne accorgi? Lo vedi che sto lavorando solo io? E dato che lei ha già capito come bisogna comportarsi dà un ordine a Gesù:<br />
“dille che mi aiuti!”<br />
Perché è chiaro che quello che vedo io è il modo corretto. Guardate che è pesante il discorso; una persona che ha accolto Gesù in casa sua di fatto non è disposta ad accogliere la Parola di Gesù perché sta rimproverando Gesù: non te ne accorgi? non vedi? allora fai diverso da quello che stai facendo, perché non le hai detto di darmi una mano? diglielo! È lei che comanda, è la padrona di casa.<br />
Sì, ma se è la padrona che comanda, non è la persona accogliente; non è lei che accoglie la Parola e porta frutto; ha il suo schema mentale, servizievole, disposto a fare ma secondo il suo modo di pensare; ed è pronta a dare ordini anche a Gesù, lei, così impegnata nel servizio, in realtà comanda anche a Gesù.<br />
La risposta del Maestro incomincia con il doppio vocativo, ha un tono di dolce rimprovero.<br />
“Marta, Marta…”<br />
Non è un tono duro, proprio il doppio nome ha questa valenza; viene in mente qualche altro caso? Sempre di Luca. Durante l’ultima cena Gesù dice a Pietro: “Simone, Simone: il diavolo vi ha cercato per vagliarvi come il grano e io ho pregato per te!”. Proprio nel momento in cui il discepolo pretende di seguirlo, garantisce: qualunque cosa succeda io ti seguirò; il maestro lo rimprovera: Simone, Simone! E poi c’è nella la chiamata di San Paolo: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”<br />
Il doppio nome iniziale assume un tono di rimprovero ma di rimprovero buono, amichevole, famigliare che intende far capire alla persona che sta sbagliando; è un modo gentile per invitare l’ascoltatore a rendersi conto che il proprio atteggiamento è scorretto.<br />
“Ti preoccupi e ti agiti per molte cose”.<br />
Ecco il guaio: sei preoccupata e agitata. Non è il servizio che sto criticando, è la tua preoccupazione e la tua agitazione che non va bene ed è la molteplicità delle cose che ti turba mentre indispensabile è una cosa sola.<br />
Qual è l’unica cosa necessaria? La relazione con le persone; la relazione personale è quel bene fondamentale indispensabile ed eterno. È questa la parte buona! Nell’originale greco non c’è il comparativo anche se abbiamo tradotto la parte migliore; c’è semplicemente l’aggettivo positivo; la parte buona è la parte che non verrà tolta.<br />
Che cosa ha scelto Maria? La parte buona; qual è la parte buona? La relazione con la persona, la relazione con Gesù; è quello l’elemento positivo, è un discorso religioso fondamentale perché spesso anche noi rischiamo di confondere il nostro atteggiamento di fede con delle cose, con delle pratiche molto concrete, con degli oggetti, con delle azioni che facciamo noi mentre tutto si gioca in una autentica, profonda relazione personale con la persona di Gesù. E questo incontro personale avviene attraverso l’ascolto e la Parola; Lo ascolto e Gli parlo.<br />
Marta non viene invitata a sedersi e a lasciar perdere il servizio; viene invitata ad alimentare il proprio servizio con l’ascolto e a superare preoccupazione e agitazione. È un discorso che all’evangelista Luca sta molto a cuore e lo ribadisce anche negli Atti degli Apostoli quando narra della prima comunità cristiana. Qui nel testo compare il verbo “diakonéo”, il verbo del servizio.<br />
Anche la Comunità Apostolica primitiva ebbe dei problemi di servizio, l’ascolto della Parola, il servizio delle mense, con mormorazioni all’interno dei vari gruppi cristiani che non andavano d’accordo. Il rischio, dice l’evangelista, è che una comunità, impegnata nel servizio, con il tempo diventi arida.<br />
L’impegno del servizio stanca; pensate ai servizi di carità, servizi ministeriali, qualunque tipo di servizio, che potete fare nel vostro ambito di vita ecclesiale, dopo un po’ di tempo stanca. Uno perde le motivazioni non ne ha più voglia perché trova incomprensione, ingratitudine, non c’è più lo stimolo, qualcuno s’impegna nell’azione di carità per qualche anno va avanti con entusiasmo poi sente il peso comincia a stancarsi, lascia perdere. Il servizio senza ascolto stanca, svuota, inaridisce. Se non c’è l’ascolto viene meno l’entusiasmo; se non c’è l’accoglienza della Parola viva, della persona viva di Gesù non si serve a lungo, se ne perde presto la voglia; passano quelle voglie iniziali che spingevano, che erano spesso motivazioni umane di ricerca di gratificazione, di soddisfazione.<br />
Non basta certamente solo un ascolto sterile; un ascolto sterile è quello del terreno sassoso che riceve il seme della Parola ma non produce. L’ascolto fecondo è quello della terra umile che produce frutto. L’ascolto della Parola è strettamente connesso con conservarla e metterla in pratica, renderla opera; allora Marta e Maria non sono due figure distinte, due modelli alternativi: o imiti l’una o imiti l’altra; ma sono due figure complementari, entrambe necessarie.<br />
Ognuno di noi deve imitare tutt’e due, è necessario un servizio autentico ma perché sia autentico il servizio deve ascoltare. È necessario un ascolto libero della Parola di Dio, di una persona che dica: sono tuo, sono disponibile, ho tempo per te, m’interessi tu come persona e da questo ascolto autentico, di conseguenza, nasce poi il servizio, l’opera l’impegno.<br />
Ecco dunque figure femminili di donne che ascoltano la Parola e che sono esemplari per noi come discepoli autentici di Gesù. La Madre, colei che ascolta la Parola; Maria, che ha scelto la parte buona che non le verrà tolta. È certo, Marta dà da mangiare, ma nell’eternità non ci sarà più nessuno a cui dar da mangiare; non ci saranno più malati da curare, non ci saranno più bambini da educare, non ci saranno più poveri da sfamare e da vestire; ci sarà solo la relazione con la persona senza più cose da fare, senza più opere buone da compiere.<br />
Ci sarà solo l’essere con il Signore. E me lo dite solo? Sarà il tutto! Quella è la parte buona che non sarà tolta! Per l’eternità saremo sempre con il Signore e cominciando ad ascoltarlo adesso impariamo ad essere veramente con Lui. Non siamo noi che dobbiamo insegnare che cosa fare; se l’ascoltiamo veramente siamo noi che impariamo da Lui.<br />
Come c’insegnano queste figure femminili vogliamo diventare sempre più discepoli che ascoltano la Parola, la custodiscono in cuore bello e buono e portano frutto, mettendola in pratica.</p>
<p><strong>(trascrizione fatta dalla registrazione, non rivista dall’autore)</strong></p>
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		<title>Corso biblico don C.Doglio 6/10/11</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 09:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[doglio]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>CORSO BIBLICO: FIGURE FEMMINILI NEI VANGELI
Riflessioni di don Claudio Doglio

(6 ottobre 2011) Donne profetiche</strong>

Iniziamo con questa riflessione un itinerario dedicato alle figure femminili nei Vangeli.
Non si tratta semplicemente di descrivere le persone importanti dei Vangeli, quanto piuttosto di andare a cercare alcune figure minori, particolarmente significative però, perché vengono tratteggiate dai narratori evangelici come figure della nostra fede...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; font-size: 18px;"><strong>CORSO BIBLICO: FIGURE FEMMINILI NEI VANGELI</strong><br />
<strong>Riflessioni di don Claudio Doglio</strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 15px;"><strong>(6 ottobre 2011)       Donne profetiche</strong></p>
<p>(Per il pdf da scaricare <a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2011/10/figure-femm-nei-Vangeli-1.pdf">clicca qui</a>)</p>
<p>Iniziamo con questa riflessione un itinerario dedicato alle figure femminili nei Vangeli.<br />
Non si tratta semplicemente di descrivere le persone importanti dei Vangeli, quanto piuttosto di andare a cercare alcune figure minori, particolarmente significative però, perché vengono tratteggiate dai narratori evangelici come figure della nostra fede.<br />
La dignità della donna nelle Scritture non sta semplicemente nella valorizzazione delle singole persone, quanto soprattutto nella grande stima che viene data alla figura femminile, capace di portare un messaggio divino.<br />
Vengono presentate con un rilievo di grande importanza delle donne anche marginali, quindi figure di secondo piano, non protagoniste. Questo deve essere valorizzato; ed è proprio dalla osservazione di tale realtà che noi concluderemo con una sintesi relativa al grande valore attribuito alla figura femminile.<br />
Provo a raccogliere queste valide figure secondo alcuni criteri, che le possano caratterizzare e comincio questa sera con le figure profetiche.<br />
Quando parliamo di profeti siamo abituati a pensare esclusivamente a uomini. È vero; la grande maggioranza dei profeti di cui parla l’Antico Testamento è costituita da uomini; i Libri dei Profeti sono tutti scritti da uomini. Ci sono però diverse donne caratterizzate come profetesse nell’Antico Testamento. Ma ci sono anche nel Nuovo Testamento, ci sono anche nei Vangeli; proviamo a cercarle.<br />
Ve ne propongo tre: due hanno un nome, la terza resta anonima: Elisabetta, Anna e una donna di Betania. Una delle tre viene proprio espressamente chiamata profetessa, le altre due non hanno questo titolo ma compiono una azione profetica. Cosa intendiamo? Il profeta non è quello che prevede il futuro ma uno che sa leggere la storia,che sa interpretare i sentimenti, che sa valorizzare quegli aspetti positivi della realtà, sa vedere la presenza di Dio nel quotidiano, sa leggere oltre le apparenze.<br />
Elisabetta<br />
Cominciamo proprio dalla figura di Elisabetta, madre di Giovanni Battista.<br />
Leggiamo l’episodio che conosciamo come ‘La Visitazione’.<br />
Nel Vangelo secondo Luca al capitolo primo, a partire dal versetto 39, si narra questo incontro di due donne. Ma volendo scegliere figure secondarie non dedico l’ attenzione alla grande protagonista che è Maria ma mi concentro piuttosto sulla comparsa, che è Elisabetta che tuttavia è un personaggio minore decisamente rilevante.<br />
‘Maria, alzatasi, proprio in quei giorni si mise in viaggio verso la regione montuosa, con sollecitudine, verso una città di Giuda ed entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. ‘<br />
Subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo, Maria si alza. Il testo inizia proprio sottolineando questo gesto significativo: Maria, alzatasi, si mise in cammino.<br />
Inizia un viaggio, è il primo viaggio di Gesù perché dopo l’Annunciazione Maria ha concepito nel proprio grembo l’eterno Verbo del Padre. L’angelo le ha chiesto il consenso, Lei lo ha dato; è avvenuto senza che Lei si sia accorta ancora di niente. È veramente un evento segreto, chiuso nell’intimità del suo cuore con la rivelazione angelica. L’angelo le ha parlato di questa parente Elisabetta che aspetta un bambino ed è al sesto mese, è già avanti negli anni e quindi si può trovare in difficoltà.<br />
Maria parte per andare ad aiutarla ( quindi è sicuramente un gesto di carità, di benevolenza; si mette a disposizione umile di chi ha bisogno di lavori domestici quotidiani) ma non è da escludere che ci sia anche una saggia verifica di quello che l’angelo le ha detto.<br />
L’angelo le ha annunciato che la parente Elisabetta aspetta un bambino.<br />
È un fatto straordinario, le è stato offerto come un segno di credibilità e Lei parte fidandosi, andando a disposizione per verificare se effettivamente questa parente aspetta un bambino. Troverà molto di più.<br />
‘Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta.’<br />
Non il marito, il capo famiglia, il sacerdote Zaccaria che era un’autorità; la casa è sua ma Maria saluta Elisabetta.<br />
‘E avvenne che quando Elisabetta sentì il saluto di Maria, il bambino saltò nel suo grembo.’<br />
Letteralmente il testo greco adopera il verbo ‘saltare.’ Possiamo tradurre sussultò, ebbe un movimento; le mamme possono sapere cosa vuol dire sentire il bambino muoversi nel proprio grembo. Al sesto mese il bambino è già ben formato, si muove e chi ha provato che cosa vuol dire, capisce. Il narratore sottolinea in modo particolare quindi presenta il bambino che salta come un cerbiatto, quasi come le colline che saltavano quando il Signore portò fuori Israele dall’Egitto.<br />
Il saluto di Maria arriva all’orecchio di Elisabetta e il bambino salta nel seno.<br />
‘ Elisabetta fu piena di Spirito Santo e alzò la voce con un grande grido e disse: ‘Benedetta Tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno.’<br />
Ecco il ruolo profetico di Elisabetta: piena di Spirito Santo interpreta la realtà . Maria ha concepito da pochi giorni non lo sa nessuno Come fa Elisabetta a sapere che è la Madre del Signore? Chi glielo ha detto? Maria ha sentito molto di più di quel che cercava, non solo ha visto il pancione di Elisabetta e ha capito subito che sta spettando un bambino ma sente dire che è proprio vero quello che l’angelo le ha detto, anche lei sta aspettando un bambino non solo, ma è la madre del ‘Kyrios’, del Signore! Quel Bambino è Dio in persona! Come fa Elisabetta a saperlo? Piena di Spirito Santo gridò, alzò la voce con un grido. È un gesto che precorre la Pentecoste!<br />
Elisabetta è una donna piena di Spirito Santo come saranno gli Apostoli dopo la Resurrezione di Cristo; lei lo è ancora prima! E questo spirito di Dio che la riempie e l’illumina l’intelligenza, le dà la capacità di vedere oltre Ha capito, ha intuito, le è stato rivelato qualche cosa di enorme, di divino; Elisabetta è la donna profetica che sa interpretare la realtà, sa vedere in profondità quello che capita: la presenza di Dio, concretamente, nella sua storia.<br />
Ed esclama: ‘Benedetta Tu fra le donne , benedetto il frutto del tuo seno’<br />
Noi ripetiamo da una vita queste parole di Elisabetta; prendiamo prima le parole dell’angelo e poi quelle di questa donna profetica che adopera delle espressioni tradizionali della Bibbia .<br />
Benedetta tu fra le donne è una tipica espressione semitica che vuol dire: sei la più benedetta delle donne,quella che ha ricevuto la massima benedizione, sei la più fortunata delle donne. È una espressione che non inventa Elisabetta, la si trova ad esempio nel Libro dei Giudici e viene detta di Debora una donna profetessa che faceva da giudice in Israele.<br />
Viene detto alla fine del Libro di Giuditta a questa eroina che torna vittoriosa. Adesso Elisabetta si fa interprete di quello che era stato detto di antiche donne d’Israele: lei lo attribuisce a quella ragazzina di Nazaret che è venuta trovarla . E l’ha esaltata.<br />
Non è ancora successo niente. A Debora dicono benedetta fra le donne perché ha guidato una battaglia vittoriosa; a Giuditta dicono benedetta tra le donne perché ha sconfitto il nemico che faceva tanta paura ; nel caso di Maria non è ancora successo niente , è una ragazzina normale come tutte le altre, è venuta a trovarla.<br />
Perché dirle che è la benedetta tra le donne? Perché ha visto oltre, ha visto prima, ha capito molto di più di quello che chiunque altro avrebbe potuto vedere. Non solo benedetta Tu ma benedetto il frutto del tuo grembo. È una espressione biblica molto importante letteralmente presa dal Libro del Deuteronomio al cap 28 dove c’è un elenco di benedizioni che il Signore promette per coloro che sono fedeli all’alleanza: benedetto il frutto del tuo grembo se sarai fedele all’Alleanza.<br />
È importante tenere questo collegamento, è una espressione biblica tradizionale importante dire a questa donna: benedetta tu e benedetto il frutto del tuo grembo.<br />
Significa riconoscere che in lei c’è l’autentica fedeltà all’alleanza. È lei, è questa donna figura del popolo fedele benedetto.<br />
E benedetto il frutto. È una espressione che ritorna nel secondo libro di Samuele quando il re Davide sceglie l’aia di Arauna il Gebuseo per costruire il Tempio per accogliere lì l’Arca dell’Alleanza che conteneva le tavole della legge, il documento della relazione con Dio.<br />
Viene accolto il re che porta l’arca e viene ripetuta la benedizione di Dio per il frutto del grembo. In qualche modo Elisabetta intuisce che ha davanti l’Arca della Nuova Alleanza, non una scatola dorata fin che volete, ma di legno, con dentro delle tavole di pietra preziose ma oggetti inanimati. Ha davanti una persona vivente che è “foederis arca”, l’arca dell’alleanza, lei in persona, Maria, l’arca che contiene colui che è la nuova alleanza .<br />
Tutto questo è presente nella semplice esclamazione di Elisabetta. È molto di più quindi di un saluto, di un dire: son contento di vederti, come stai.<br />
Elisabetta, piena di Spirito Santo, con questa esclamazione presenta una sintesi teologica mirabile. Ma, quello che è importante, è che l’evangelista Luca presenta la figura di una donna che incontra un’altra donna, una donna che sa leggere in profondità e sa interpretare la presenza di Dio nella propria vita e nella vita di quell’altra donna . È un evento molto importante; siamo all’inizio e questa donna viene mostrata piena di Spirito Santo come colei che capisce molto di più di tanti altri. Gli Apostoli faranno un’enorme fatica a capire Gesù.<br />
Elisabetta, piena di Spirito Santo, ha intuito subito. Questo è importante per la valutazione, dice un modo di vedere e di valutare la figura femminile.<br />
‘A che debbo che la madre del mio Signore venga a me ? ecco appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi il bambino ha saltato di gioia nel mio grembo e beata colei che ha creduto che ci sarà il compimento alle cose a lei dette da parte del Signore.’<br />
Elisabetta riconosce in Maria la madre del suo Signore .<br />
Riconosce che è madre e riconosce che quel bambino appena concepito è il Signore.<br />
E lo ha capito perché nel momento in cui la voce è arrivata alle sue orecchie il bambino, che è un profeta, ( sarà un profeta da grande ma comincia a essere un profeta nel grembo della madre e non può far altro che saltare), fa un movimento e comunica alla madre quella sua qualità profetica e fa parlare la madre, le produce una reazione di gioia, di grido.<br />
Conclude Elisabetta facendo i complimenti a Maria : beata colei che ha creduto!<br />
Significa concretamente beata te, sei fortunata, beata te che ti sei fidata.<br />
È la prima beatitudine che incontriamo nei Vangeli e non la pronuncia Gesù.<br />
Comincia l’annuncio evangelico attraverso le parole di questa donna che celebra un’altra donna come persona fortunata: beata te, beata perché hai creduto, perché ti sei fidata ,perché ti sei affidata al Signore, perché hai ritenuto fondato quello che ti è stato detto. Hai creduto che quello che ti è stato detto si realizzerà.<br />
Elisabetta ha proprio l’intuizione che la realizzazione sia già cominciata. Lei è la conferma che Maria si aspettava, è la conferma del concepimento , del concepimento del Figlio di Dio, del Signore. Beata perché ha creduto.<br />
Ma dire ad una persona beata te perché ti sei fidata di Dio è compito profetico primario. È proprio il compito del profeta che riconosce il grande valore della presenza di Dio.<br />
E Maria a questo punto esplode in gioia. Contenta canta il suo Magnificat.<br />
Adesso esplode perché quello che le ha detto Elisabetta le ha confermato pienamente quello che le aveva detto l’angelo, per cui Maria disse :<br />
‘L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore.’<br />
La profetessa Anna<br />
Ma lasciamo questa scena e passiamo ad un’altra figura profetica.<br />
Nove mesi dopo questo incontro veramente Maria partorisce il Figlio e quaranta giorni dopo la nascita, secondo la legge, presentano il Bambino al Tempio.<br />
E lì incontrano Simeone. In genere siamo abituati a immaginare Simeone vecchio e sacerdote. Il testo non dice né una cosa né l’altra. Simeone ha ricevuto da Dio la promessa che non sarebbe morto finché non avesse visto la Redenzione.<br />
Non si dice che sia vecchio, forse probabilmente lo era, non è una nota presente nel testo Non è il sacerdote che ha il compito di accogliere il Bambino,non fa nessun rito Noi chiamiamo quel racconto la Presentazione di Gesù al Tempio. Vero, ma il rito non è raccontato. È raccontato un incontro con due strani personaggi.<br />
Maria e Giuseppe portano il Bambino al Tempio per presentarlo al Signore; incontrano questo personaggio, uomo pieno di Spirito Santo, che, in mezzo alla folla, riconosce questo bambino.<br />
Proviamo ad immaginare la scena: la grande spianata del Tempio con i portici tutt’intorno; una di gente che viene, questa coppia: un uomo e una donna con un fagottino in braccio attraversano la folla e vanno verso la scalinata per salire dalla Porta Bella, entrare nel tempio cercando la sala delle purificazioni. In mezzo a quella folla un uomo si avvicina, prende il Bambino dalle mani della Madre e dice: ‘Oh, finalmente l’ho visto!’ ( Maria e Giuseppe lo guardano e si chiedono cosa vuole, cosa mai ha visto?) E ringrazia il Signore, benedice il Signore.<br />
Adesso posso andare in pace –dice- ho visto la luce che illumina le genti e la gloria d’Israele.<br />
La Madre e Giuseppe restano meravigliati di quello che viene detto. Ma noi ci soffermiamo su un altro personaggio (Lc 2, 36).<br />
«C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele della tribù di Aser, molto avanzata in età. Aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza . Era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni Non si allontanava mai dal Tempio servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento si mise anche lei a lodare Dio e parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme».<br />
Questa figura è molto interessante e significativa. Non confondiamola con sant’Anna, madre di Maria è un’altra persona anche se porta lo stesso nome, Anna.<br />
Lei viene qualificata proprio come profetessa. (in greco c’è la forma femminile ‘profetis’ )<br />
C’era lì, nella spianata del Tempio, una profetessa. Viene presentata col nome del padre,( noi diremmo quasi un cognome l’appartenenza alla tribù quindi è una donna veramente legata alla tradizione d’Israele) una donna che vive nel Tempio, una donna che ha avuto una storia sicuramente difficile ,perché rimasta vedova dopo appena sette anni di matrimonio. ( vuole dire che è rimasta vedova molto giovane prima dei trent’anni era vedova ). Adesso ne ha ottantaquattro, ha fatto tutta la vita da vedova. Viveva nel Tempio.<br />
Il Tempio non era una chiesa, era una struttura molto grande quindi con portici. Immaginate un grande santuario con tanti edifici.<br />
Vuol dire che era una donna che dormiva all’aperto,in qualche angolo del portico del Tempio.<br />
Io ho l’impressione che fosse una figura che noi oggi diremmo una barbona; una povera donna perché, se viveva nel Tempio notte e giorno vuol dire che erano anni che non si lavava, che era vestita sempre nello stesso modo si accucciava per dormire, mangiava quel poco che le potevano dare. È una figura strana, la chiamano profetessa proprio perché è una figura strana, sembra un po’ fuori di testa. È una che serve Dio notte e giorno, non si allontanava mai dal Tempio e lo serviva con digiuni e preghiere.<br />
Viene presentata questa persona con delle caratteristiche che Luca ha trovato nella tradizione degli Apostoli ad esempio nella 1° Lettera a Timoteo l’apostolo Paolo scrive (cap. 5, vers. 5):<br />
‘La donna veramente vedova e che sia rimasta sola ha riposto la speranza in Dio e si consacra all’orazione e alla preghiera giorno e notte.’<br />
Riconoscete la somiglianza? Quello che Paolo scrive a Timoteo dando l’indicazione sulla condizione delle vedove di quelle donne che sono rimaste veramente sole se hanno dei figli dice Paolo, i figli le mantengano. Se sono rimaste veramente sole tenendo conto della situazione antica senza mutua, senza pensione, una donna rischiava di essere veramente alla fame e allora la comunità cristiana si organizza per aiutare le vedove e crea un sistema di sostentamento delle vedove. E queste persone che sono veramente sole e bisognose allora si dedichino alla preghiera . E dedichino il loro tempo notte e giorno all’orazione e alla preghiera<br />
Anna, nel Tempio è una persona di questo tipo che serve Dio con digiuni e con preghiere. Importante è quel riferimento: notte e giorno cioè in modo continuativo.<br />
C’è un testo importante sempre nel Vangelo di Luca cap 18 là dove si parla di quella vedova importuna che insiste presso il giudice per avere giustizia e il Signore conclude: ‘ E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che notte e giorno gridano a Lui?’ La stessa espressione si ritrova ancora negli Atti degli Apostoli 26,7. Paolo sta parlando di sé dicendo che egli appartiene al gruppo di quelle persone che sperano di vedere compiuta la promessa di Dio servendo Dio notte e giorno con perseveranza.<br />
Dunque i particolari che l’Evangelista adopera servono per qualificare la profetessa Anna, personaggio strano, come immagine del povero di Dio, il rappresentante significativo degli ‘Anawim’ dei popoli che si fidano di Dio; dei ‘ Chassidim’.<br />
È una figura femminile messa in parallelo a quella di Simeone, figura maschile. La figura femminile accogliente, riconoscente nel senso che riconosce.<br />
Che cosa fa questa donna? Sopraggiunta in quel momento anche lei si mise a lodare Dio.<br />
In greco si adopera un verbo composto, un po’ strano, che corrisponde a chi canta nel coro dall’altra parte. Quando si fanno due cori il primo intona e il secondo risponde.<br />
Anna canta dall’altra parte del coro facendo eco a quello che ha detto già il vecchio Simeone. Lei è veramente vecchia e, per il tempo, ottantaquattro anni era veramente un record. E poi, vissuto in quelle condizioni e in quella povertà, doveva avere veramente ridotto quella donna a poca cosa e lei, sopraggiunta, riconosce e loda Dio e parla del Bambino a quanti aspettavano la Redenzione di Gerusalemme.<br />
Ci sono delle persone che aspettano la redenzione; lei è il prototipo dei poveri di Dio che si fidano. Una vedova senza figli, abbandonata. Una povera donna mendicante. Ha passato la vita sotto i colonnati del Tempio, è una donna che spera, è una donna che aspetta la Redenzione. Non si è rassegnata, non si è abbattuta; è una donna piena di vita, è una donna che sa riconoscere in quel Bambino la Redenzione di Gerusalemme.<br />
Si mette a lodare Dio e ne parla, parla agli altri, è lei che comincia l’evangelizzazione.<br />
Guardate che importanza viene data a una donna che socialmente non valeva niente. Emarginata, sconosciuta, insignificante per qualunque storico. Nel racconto di Luca diventa una figura rilevante, figura femminile significativa.<br />
La donna di Betania<br />
E concludo con una terza figura femminile.<br />
L’episodio lo troviamo sia in Matteo che in Marco; manca in Luca. Lo leggo dal testo di Marco al cap 14. Siamo all’inizio del racconto della Passione ed è molto importante questa collocazione,<br />
Nel momento in cui si sta iniziando il racconto della Passione, l’Evangelista presenta questo episodio emblematico che offre la chiave di lettura di tutta la Passione. I primi versetti del cap 14 narrano la preparazione della cena pasquale ma dal momento che sono imminenti le feste di Pasqua i Sommi Sacerdoti e gli Scribi progettano di lasciar passare la festa per poterlo arrestare dopo.<br />
È importante che il racconto inizi così perché mostra che le cose non vanno secondo i progetti degli uomini. Le autorità vogliono arrestare Gesù ma dicono, non durante la festa! Lo facciamo dopo. E invece succederà qualcosa che li costringerà a farlo prima, perché Gesù sceglie di essere consegnato e di morire proprio durante la festa di Pasqua per compiere un evento significativo.<br />
Nei versetti 10 e 11 si narra il tradimento di Giuda che va dalle autorità e promette di consegnare Gesù. Fra il complotto delle autorità e il tradimento di Giuda è inserito il racconto della cena di Betania.<br />
Gesù si trovava a Betania nella casa di Simone il lebbroso; la Tradizione di Giovanni parla di Betania e dell’ospitalità in casa di Lazzaro, Marta e Maria ; i testi sinottici invece usano un’altra indicazione; è un problema di adattamento ma non possiamo risolvere questa incongruenza, la teniamo semplicemente e non fa alcun problema.<br />
Gesù si trova a Betania ed è ospite nella casa di un certo Simone detto il lebbroso non perché era ancora lebbroso ma molto probabilmente perché lo era stato ed è guarito, altrimenti non poteva essere lì.<br />
Mentre stava a mensa giunse una donna con un vasetto di alabastro pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore. Ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo<br />
Dobbiamo fare attenzione perché ci sono diversi episodi analoghi: Luca racconta di una peccatrice che piange sui piedi di Gesù. Giovanni narra di Maria di Betania che cosparge i piedi di olio. Matteo e Marco parlano di una donna, di cui non dicono il nome, che versa questo unguento profumato sul capo di Gesù.<br />
Notiamo i particolari narrativi perché sono importanti.<br />
Ruppe il vasetto . Perché ruppe? Se voi avete un boccettino di profumo prezioso quanto volete, per versare il profumo rompete la bottiglietta? Beh, voi avete delle bottiglie con il tappo.Il vasetto di alabastro ha un collo stretto e lungo e per essere sigillato in modo ermetico, in modo tale che il profumo non perda consistenza e valore, veniva sigillato in modo che l’unica possibilità di aprirlo era rompere il collo del vasetto. Una volta che il vasetto è aperto perde di valore perché se non è usato nel giro di poco perde la fragranza e il profumo. E quindi è importante la sottolineatura del rompere il vasetto. È un evento drammatico, è un oggetto prezioso pieno di olio profumato di gran valore. Questa donna lo rompe e versa l’unguento sul capo di Gesù. È un gesto di affetto.<br />
Noi abbiamo l’incubo dei capelli grassi mentre per gli antichi i capelli unti erano segno di bellezza. Le donne greche si pettinavano intingendo il pettine nell’olio d’oliva perché rimanessero belli lucidi. Versare l’olio sul capo è un segno di affetto, di accoglienza, di stima. Ma è anche un gesto che si fa con i morti: il corpo del defunto veniva unto, cosparso di olio aromatico.<br />
Ci furono alcuni presenti a quella cena, discepoli di Gesù, amici conoscenti che si sdegnarono fra di loro perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darlo ai poveri ed erano infuriati contro di lei.<br />
Abbiamo letto qualche domenica fa la parabola degli operai nella vigna e ricordate che la paga pattuita è un denaro al giorno, quindi era la paga media di un lavoratore. Trecento denari sono dieci mesi di stipendio. Provate a fare i conti: in moneta odierna potrebbe voler dire diecimila euro,di più.<br />
E li buttereste via così? Per un olio profumato? Non si potevano usare meglio?<br />
Allora Gesù disse: ‘Lasciatela stare ! Perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete Me invece non mi avrete sempre. Essa ha fatto ciò che era in suo potere ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura e in verità vi dico che dovunque in tutto il mondo sarà annunziato il Vangelo si racconterà pure e in suo ricordo ciò che ella ha fatto.<br />
Quanto è splendido l’ elogio di Gesù per questa donna di cui non è riferito nemmeno il nome!<br />
Gesù non loda i discepoli che volevano usare quei soldi per i poveri.<br />
Ha capito l’intenzione di quella donna. Sgrida i discepoli: perché le date fastidio, lasciatela stare. Ha fatto bene lei! E lo dice con un tono forte, dice che lei ha interpretato bene, ha unto in anticipo il mio Corpo per la sepoltura.<br />
Quindi Gesù interpreta quel gesto proprio come l’unzione di morto.<br />
I discepoli non si stanno accorgendo di niente: c’è un complotto prima e dopo e Gesù è consapevole che questo complotto lo sta per portare alla morte. Ne è consapevole, l’ affronta liberamente ed è consapevole che questa donna ha capito il senso della passione.<br />
Che cosa c’è dietro a questo episodio? La chiave di lettura della Passione di Gesù perché è uno spreco che il Figlio di Dio, un uomo così giovane, così bello, così intelligente, così bravo così capace vada a morire per me così ! È uno spreco, ma perché una cosa del genere? Non poteva vivere ancora cinquanta, settant’anni, fare tanto altro bene, organizzare ospedali, scuole, ma quante cose avrebbe potuto ancora fare Gesù ! Ma perché sprecare la vita in quel modo?<br />
Il racconto della Passione viene presentato proprio sotto quest’ottica. È uno spreco nel senso di un lavoro generoso dato e buttato via. Come il vasetto di alabastro è rotto, così il pane è spezzato, così il Corpo di Cristo è crocifisso. Dovunque si annuncerà il Vangelo si ricorderà quello che ha fatto lei perché lei è una donna profetica, è una donna che ha saputo leggere il senso.<br />
Lei ha capito il senso della Passione, un Amore talmente grande che sa donarsi, gratis.<br />
E invece voi fate troppi conti, confondete l’amore coi vostri conti.<br />
Questa donna è la figura del Vangelo! Dovunque sarà annunciato il Vangelo si ricorderà di lei di quello che ha fatto, questo gesto di un amore che sa dare la vita.<br />
E questa donna è figura profetica del Vangelo stesso.<br />
Una lode notevole da queste tre persone.<br />
Abbiamo incominciato a raccogliere un’alta immagine, mi sembra significativa e interessante, di come i Vangeli diano grande rilievo alla figura femminile.</p>
<p><strong>(trascrizione fatta dalla registrazione, non rivista dall’autore)</strong></p>
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		<title>Cammino di Avvento 2011 &#8211; don Claudio Doglio</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 07:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAMMINO DI AVVENTO 2011</strong></p>
<p style="text-align: left;">Catechesi Biblica
relatore
<strong> don Claudio Doglio</strong>
(docente in Sacra Scrittura)
<strong> Figure femminili nei Vangeli</strong>...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/09/don-Claudio-Doglio.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-708" title="don-Claudio-Doglio" src="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/09/don-Claudio-Doglio.png" alt="" width="300" height="261" /></a><br />
CAMMINO DI AVVENTO 2011</strong></p>
<p style="text-align: center;">Catechesi Biblica<br />
relatore<br />
<strong> don Claudio Doglio</strong><br />
(docente in Sacra Scrittura)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>«Donna, davvero grande è la tua fede!»</strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 18px;"><strong> Figure femminili nei Vangeli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> ￼￼￼al Giovedì, ore 20.45</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2011/09/Schermata-09-2455825-alle-15.06.03.png"><img class="size-full wp-image-1783 aligncenter" title="Schermata 09-2455825 alle 15.06.03" src="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2011/09/Schermata-09-2455825-alle-15.06.03.png" alt="" width="497" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;">docente: don Claudio Doglio<br />
sede: presso la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a GE Quarto</p>
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		<title>Corso per fidanzati 2011-2012</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 15:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong><span style="font-size: 15px;">Annuale</span></strong>

venerdì 14 ottobre 2011
venerdì 11 novembre
venerdì 16 dicembre
venerdì 13 gennaio 2012
venerdì 10 febbraio
venerdì 9 marzo
venerdì 16 aprile
venerdì 11 maggio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Parrocchia San Giovanni Battista<br />
e Parrocchia S. Gerolamo<br />
2011-2012</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 17px;">Cammino di preparazione al matrimonio cristiano per giovani fidanzati</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/06/P10201681.png"><img class="size-medium wp-image-293 aligncenter" title="cammino" src="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/06/P10201681-300x292.png" alt="" width="270" height="263" /></a><br />
&#8220;Amarsi non è guardarsi negli occhi, ma guardare nella stessa direzione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La preparazione consiste nell&#8217;aiutare i fidanzati a vivere il fidanzamento e la prossima celebrazione del matrimonio come momento di crescita umana e cristiana nella Chiesa; nell&#8217;aiutarli a conoscere e a vivere la realtà del matrimonio che intendono celebrare, perchè lo possano celebrare non solo validamente e lecitamente ma anche fruttuosamente, e perchè siano disponibili a fare di questa celebrazione una tappa del loro cammino di fede; nel portarli a percepire il desiderio e insieme la necessità di continuare a camminare nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio.<br />
(dal Direttorio di pastorale per la Chiesa in Italia, n.52)</p>
<p><strong><span style="font-size: 15px;">Annuale</span></strong></p>
<p>venerdì 14 ottobre 2011<br />
venerdì 11 novembre<br />
venerdì 16 dicembre<br />
venerdì 13 gennaio 2012<br />
venerdì 10 febbraio<br />
venerdì 9 marzo<br />
venerdì 16 aprile<br />
venerdì 11 maggio</p>
<p><strong><span style="font-size: 15px;">Otto incontri</span></strong><br />
Primo corso<br />
Inizio Domenica 15/01/2012 Termine Domenica 26/02/2012<br />
Secondo Corso<br />
Inizio Domenica 13/04/2012 Termine Domenica 25/05/2012</p>
<p>Tutti i corsi sono alle ore 20.45.<br />
Per quanto riguarda la sede chiedere informazioni.</p>
<p><strong><span style="font-size: 15px;">Preparazione cresima adulti</span></strong><br />
Per tante persone questo percorso permette di riscoprire il valore della fede e di prendere coscienza con maggiore responsabilità del dono del Battesimo.<br />
Informazione ed iscrizioni : don Piero Spinetta ( Chiesa San Gerolamo)</p>
<p><strong>Alcuni temi che saranno presentati:</strong></p>
<ul>
<li>Il matrimonio visto dal mondo e nel progetto di Dio</li>
<li>Il dialogo di coppia</li>
<li>Il matrimonio sacramento delle nozze</li>
<li>Preghiera ed Eucarestia</li>
<li>Confronto, litigio e riconciliazione</li>
<li>Il perdono nella coppia e con Dio</li>
<li>La coppia cristiana in cammino</li>
<li>Celebrazione del mistero cristiano</li>
<li>Dilecti amici &#8211; La speranza che è in voi</li>
</ul>
<p><strong>Per informazioni rivolgersi</strong><br />
Parrocchia San Gerolamo<br />
Via Redipuglia 24 &#8211; 16148 Genova Quarto tel/fax 010395319</p>
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		<title>Inaugurazione anno catechistico &#8211; Domenica 9 ottobre</title>
		<link>http://www.sgbattista.it/1770-inaugurazione-anno-catechistico-domenica-9-ottobre</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 13:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Attività]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[(PRESSO CHIESA ISTITUTO SALESIANO)
S MESSA ORE 11,30 SEGUE PRANZO IN COMUNE</strong>

<strong>inizio lezioni</strong>
• Lunedì 10/Martedì 11,Mercoledì 12/ Giovedì 13, Venerdì 14 ottobre 2011...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>INAUGURAZIONE ANNO CATECHISTICO DOMENICA 9 OTTOBRE<br />
(PRESSO CHIESA ISTITUTO SALESIANO)<br />
S MESSA ORE 11,30 SEGUE PRANZO IN COMUNE</strong></p>
<p><strong>inizio lezioni</strong><br />
• Lunedì 10/Martedì 11,Mercoledì 12/ Giovedì 13, Venerdì 14 ottobre 2011<br />
• iscrizioni Domenica 24/09 – 3/10 dopo la S.Messa delle 1030<br />
• Concerto di Natale (promosso da tutti i bambini e ragazzi del catechismo) venerdì 16 dicembre con auguri alle Famiglie (chiesa dell&#8217;Istituto Salesiano)<br />
• Prime S. Comunioni Domenica 13 e 27 maggio 2012 (chiesa Istituto Salesiano)<br />
• Sante Cresime sabato 12 maggio 2012<br />
• Termina Sabato 9 giugno con la presenza di tutti al pellegrinaggio alla Guardia</p>
<p style="text-align: left;"><strong>ANNO CATECHISTICO 2011- 2012 </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>2° elementare</strong><br />
LILIANA -LAURA                       ore 16,45-17,45           Lunedì           Aula S. Chiara<br />
ADELINA- MARINA RAO           ore 16,45-17,45           Mercoledì      Scout</p>
<p style="text-align: left;"><strong>3° elementare</strong><br />
VIRGINIA &#8211; MARINA                 ore 16,45-17,45           Lunedì           Scout<br />
SUOR ESTER                             ore 17,30- 18,30         Martedì         Aula S. Chiara<br />
MARIUCCIA –CRISTINA             ore 16,45-17,45           Martedì         Oratorio</p>
<p style="text-align: left;"><strong>4° elementare</strong><br />
DINA- FRANCA                           ore 16,45-17,45            Lunedì           Baita<br />
MARIA TERESA                            ore 16,45-17,45            Lunedì           Tavernetta<br />
ELENA- LILLA                             ore 16,45-17,45            Giovedì          Aula S. Chiara</p>
<p style="text-align: left;"><strong>5° elementare</strong><br />
OLGA-ROBERTA                         ore 16,45-17,45            Venerdì         Baita</p>
<p style="text-align: left;"><strong>1° media</strong><br />
NORA-MARIELLA                      ore 16,45-17,45             Martedì        Scout<br />
ROBERTA NIGITA                      ore 16,45-17,45             Martedì         Tavernetta</p>
<p style="text-align: left;"><strong>2° media</strong><br />
GIORGINA                                    ore 16,45-17,45              Giovedì          Baita</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Segreteria catechismo</strong>: LUNEDI’ ore 16-18 Nora e Marina</p>
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		<title>Visita al museo diocesano di Genova il 15/01/2011</title>
		<link>http://www.sgbattista.it/937-visita-al-museo-diocesano-di-genova-il-15012011</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 13:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Attività]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Ritrovo dei partecipanti</strong> presso il <strong>MUSEO DIOCESANO DI GENOVA</strong>
Chiostro dei Canonici di San Lorenzo, Via Tommaso Reggio, 20 r - 16123 Genova

<strong> Orario di visita: h. 15,30</strong> (per i primi 30 iscritti)...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tel/fax 0039010388324</p>
<p><strong>Ritrovo dei partecipanti</strong> presso il <strong>MUSEO DIOCESANO DI GENOVA</strong><br />
Chiostro dei Canonici di San Lorenzo, Via Tommaso Reggio, 20 r &#8211; 16123 Genova</p>
<p><strong> Orario di visita: h. 15,30</strong> (per i primi 30 iscritti)</p>
<p><strong> Tariffa € 4,50 </strong>(costo del biglietto + visita guidata, per un gruppo massimo di 30 persone)</p>
<p><strong> Prenotazione e pagamento</strong> presso la segreteria di San Giovanni Battista da effettuarsi entro il 09/01/2011<br />
Tel tel/fax 010388324 &#8211; sangiovanni64@gmail.com</p>
<p><strong> Avvertenze</strong>: Nel caso di un elevato n° di prenotazioni potrà essere programmato un ulteriore turno di visita (h. 16,30). Le persone sprovviste di prenotazione, in caso di disponibilità, potranno acquistare direttamente alla biglietteria il turno di accesso il giorno stesso della visita, 15 minuti prima dell’orario di ingresso. Il costo rimane il medesimo, ma l’ora di visita potrebbe essere soggetto a variazione.<br />
Aperto al pubblico il 16 dicembre 2000 è situato nel chiostro dei canonici, eretto nel sec. XII e restaurato in occasione delle feste colombiane del 1992, il Museo Diocesano di Genova è nato per ospitare e proteggere contro le insidie del tempo e dell’abbandono le opere d’arte delle chiese della Diocesi. E’ dunque il museo delle parrocchie e ospita reperti archeologici che raccontano la storia del luogo e opere d’arte, di tessitura, di oreficeria, dipinti dei grandi autori genovesi provenienti da chiese e conventi. Il chiostro ha due lati porticati sorretti da colonne binate con capitelli a foglia d’acqua e murature in pietra bianca e nera ed è una festa per gli occhi e per lo spirito. Visitarlo e farlo conoscere è un impegno morale per le parrocchie della Diocesi.</p>
<div style="text-align: center;">particolare del Blu di Genova<br />
<a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/12/blu.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-938" title="blu" src="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/12/blu.png" alt="" width="300" height="191" /></a></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Calendario 2011<br />
Anteprima Iniziative Culturali</strong><br />
<strong>Gennaio/Febbraio</strong><br />
Cineforum Lunedì</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sabato 15 Gennaio 2011</strong><br />
Visita al Museo Diocesano di Genova</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sabato 29 Gennaio 2011</strong><br />
Conferenza sulle strade di Quarto “Antica viabilità e umanizzazione del territorio di<br />
Quarto” a cura del Prof. Giovanni Meriana</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sabato 19 Febbraio 2011</strong><br />
Gita a Milano (Sant&#8217;Ambrogio, Cenacolo, Museo Diocesano)</p>
<p style="text-align: center;">Visita alla Chiesa di San Giuseppe Priaruggia<br />
Visita al Monastero della Visitazione di Genova Quinto<br />
Pittura votiva in Liguria<br />
Presentazione nuovo Libro Sagep</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Conferenza su S.Bartolomeo</title>
		<link>http://www.sgbattista.it/821-conferenza-su-s-bartolomeo</link>
		<comments>http://www.sgbattista.it/821-conferenza-su-s-bartolomeo#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 16:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Attività]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Venerdì 19 novembre ore 20,30</strong>

la prof.ssa Fausta Franchini Guelfi

terrà nell’oratorio di San Bartolomeo di Quarto
una conferenza con immagini sul tema:

“Storia della dedicazione degli oratorio di San Bartolomeo e delle opere d’arte in essi conservate.”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Iniziativa promossa e organizzata dalla Commissione per l&#8217;Arte<br />
Arcidiocesi di Genova<br />
Vicariato di Quarto</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/11/m.png"><img class="size-full wp-image-822  aligncenter" title="S.Bartolomeo" src="http://www.sgbattista.it/wp-content/uploads/2010/11/m.png" alt="" width="213" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Venerdì 19 novembre<br />
ore 20,30</strong></p>
<p style="text-align: center;">la prof.ssa Fausta Franchini Guelfi</p>
<p style="text-align: center;">terrà nell’oratorio di San Bartolomeo di Quarto<br />
una conferenza con immagini sul tema:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Storia della dedicazione degli oratorio di San Bartolomeo e delle opere d’arte in essi conservate.”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Franca Guelfi Docente universitaria, ha dedicato larga parte dei suoi studi alle confraternite della Liguria</p>
<p style="text-align: center;">e scritto importanti opere sull’argomento.</p>
<p style="text-align: center;">L’incontro sarà anche l’occasione per una visita guidata all’oratorio di Quarto<br />
ingresso libero</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Via del Chiapparo<br />
16148 Genova Quarto (GE)<br />
Tel: 010 388324</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Corso biblico don C.Doglio 4/11/10</title>
		<link>http://www.sgbattista.it/816-corso-biblico-don-c-doglio-41110</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[doglio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sgbattista.it/?p=816</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong> LA FIGURA E IL MESSAGGIO DI S. GIOVANNI BATTISTA</strong>
Docente: don Claudio Doglio
<strong>L’arresto e la morte.</strong>
(Mt 14,3-12;  Mc 6, 17-29;  cf. L 3,19-20)...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong> LA FIGURA E IL MESSAGGIO DI S. GIOVANNI BATTISTA</strong><br />
Docente: don Claudio Doglio<br />
<strong>L’arresto e la morte.</strong><br />
(Mt 14,3-12;  Mc 6, 17-29;  cf. L 3,19-20)</p>
<p style="text-align: justify;">La missione di Giovanni Battista termina tragicamente perchè la sua predicazione ha sfidato troppo l’interesse e ha turbato i potenti per cui hanno cercato di farlo tacere. Per qualche tempo Giovanni Battista continuò a predicare anche dopo il battesimo di Gesù.  Non c’è una separazione netta fra le due persone; quando arriva Gesù il Battista interrompe. Di fatto il movimento del Battista dura ancora parecchio tempo dopoGesù e quindi il passaggio non è automatico. Giovanni Battista continua a predicare quel rito di penitenza nonostante abbia già indicato presente in Gesù il servo di Dio che come agnello toglie il peccato del mondo.  Riconosce che Gesù deve crescere proprio in quanto Messia e accetta volentieri  di diminuire;  tuttavia non abbandona il campo ma il suo compito di predicatore popolare di formatore delle coscienze  di voce critica del popolo continua  ed Erode lo fa mettere in prigione. Prima di riflettere sulla tragica fine del precursore dobbiamo ancora prendere in considerazione due testi molto importanti, presenti sia in Matteo sia in Luca. Si tratta dell’elogio che Gesù fa di Giovanni Battista ma questo elogio viene provocato proprio dalla richiesta che Giovanni rivolge a Gesù tramite i suoi discepoli. Troviamo questo testo nel Vangelo di Matteo al cap.11 e il testo parallelo nel Vangelo di Luca al cap.7.  Scelgo di seguire il testo di Luca dando un’occhiata anche al testo di Matteo,  integrandolo quando manca qualcosa. Giovanni, che era in carcere, sente parlare delle opere del Cristo e decide di mandare qualche suo discepolo a fare una domanda molto seria a Gesù . Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” E’ una domanda molto seria.  Si è parlato a questo proposito del dubbio di Giovanni Battista: ma non era così sicuro quando presentò Gesù ai suoi discepoli che fosse l’inviato di Dio, l’Agnello di Dio?  Adesso gli è venuto il dubbio? Qualcuno ha voluto risolvere facilmente la questione immaginando che Giovanni abbia mandato i discepoli per togliere i dubbi ai discepoli.<br />
Pedagogicamente il Precursore avrebbe potuto inviare i suoi discepoli a chiedere a Gesù personalmente se è  colui che deve venire, in modo tale che i suoi discepoli avessero anche la conferma da parte di Gesù .  E’ possibile una ricostruzione del genere, ma umanamente mi sembra più logico che anche il grande Giovanni abbia un dubbio. Un dubbio non significa incredulità ma una perplessità di fronte a situazioni che non si capiscono e soprattutto che sono diverse da quello che uno si aspetta.  Infatti Giovanni Battista predicava un imminente intervento di Dio che avrebbe risolto la situazione. Giovanni Battista era un predicatore del tipo apocalittico, cioè annunciava l’intervento di Dio che avrebbe messo a posto la situazione, eliminando i malvagi e garantendo un regno per i buoni,  facendo quella separazione netta.( Ricordiamo la sua predicazione sul ventilabro che ha in mano colui che deve venire per separare il grano dalla pula con l’impegno di bruciare la pula e di mettere a posto il grano nel granaio.) Giovanni riconosce in Gesù l’inviato; si ritira e lascia che Gesù compia il suo ministero. E tuttavia non sta succedendo niente di straordinario. Gesù inizia un ministero predicando semplicemente al popolo ma senza interventi che cambino la situazione in modo decisivo.  Non si presenta come un leader politico rivoluzionario che annunci quell’intervento decisivo che faccia piazza pulita di tutti gli scandali e le corruzioni. La situazione precipita quando Erode fa arrestare Giovanni e il grande profeta, gettato nelle carceri, assiste al trionfo dei malvagi e lui, inviato da Dio con questo grande compito, marcisce in prigione.  Ma allora, questo intervento di Dio c’è o non c’è?  E’ più che comprensibile che gli venga la domanda.  Ma Gesù è veramente Colui che deve venire oppure dobbiamo aspettare che venga qualcun altro? Perché noi siamo anche abituati a parlare della venuta di Gesù come di colui che risolve i problemi, che porta la pace, che sconfigge il male, che vince la morte. E’ diventato un nostro modo di parlare; ci siamo assuefatti a questa idea e solo qualche volta ci accorgiamo che in fondo le cose nel mondo non sono poi così radicalmente cambiate dopo Cristo.  Gesù ha portato la pace, però la pace non c’è ancora;  Gesù ha vinto il male, il male domina nel mondo, è piena di male la nostra esperienza. Ha vinto la morte; si continua a morire, anche tragicamente.  E allora? Gesù è veramente l’intervento di Dio o aspettiamo qualcos’altro? Il dubbio del Battista è una domanda seria.  Non è mancanza di fede, è desiderio di comprensione. Molti dubbi sono più utili di tante accettazioni acritiche senza intelligenza, senza ricerca; non intendo il dubbio maligno e sistematico su tutto, ma il desiderio di capire, la volontà di farsi delle domande e di cercare delle risposte, è atteggiamento buono. Anche in questo il Battista ci educa ad essere profeti. Profeti che si fanno domande, che non hanno tutte le risposte e fanno verificare in modo critico la propria condizione storica, domandandosi:’ ma qual è il senso di tutto questo, come si spiega con l’opera compiuta da Gesù? ’ Venuti da lui quegli uomini dissero ‘Giovanni Battista ci ha mandati da te per domandarti: sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?’  In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi, e donò la vista a molti ciechi; poi diede loro questa risposta: “ Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi che acquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia e beato è colui che non trova in me motivo di scandalo.” La lunga risposta di Gesù cerca di offrire il senso della sua missione.  Prima di rispondere ai discepoli di Giovanni, dice l’evangelista Luca, Gesù compie molti segni prodigiosi, o meglio è un modo per riassumere la sua azione terapeutica. Gesù è un taumaturgo, un operatore di prodigi a favore dell’uomo. Cura le persone, cambia la situazione, risolve gravi situazioni di handicap: ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, fino al blocco della morte ma all’ultimo posto sta la predicazione del Vangelo, l’annuncio della buona notizia ai poveri. Gesù non risponde:” Sì sono io! “Anzitutto dice: “ Andate a riferire a Giovanni quello che voi avete visto. Che cosa avete visto? Gli offre una sintesi di quello che hanno visto: hanno visto persone trasformate. L’opera di Gesù non consiste in un intervento drastico di eliminazione dei cattivi, ma è un’opera di trasformazione dei cattivi in buoni . Giovanni si aspettava un messia con la scure che taglia gli alberi infruttuosi. Gesù invece è un messia che pazienta e zappa intorno agli alberi infruttuosi, li pota, li concima, li cura e fa in modo che portino frutto.  L’intervento di Gesù rivela un Dio paziente e misericordioso che entra nella storia e non la cambia magicamente, con un colpo di bacchetta o con la violenza dei riformatori di questo mondo, che tagliano la testa a quelli che la pensano diversamente . L’intervento di Dio non è di questo tipo; è un intervento che cura l’uomo malato, non solo malato fisicamente; l’uomo malato nella sua struttura umana, ferito dal peccato, corrotto dal male.  L’intervento di Dio in Gesù è un intervento calmo, paziente, curativo che mira a salvare la persona non a distruggerla . L’ultimo  elemento è molto importante perché rivolto direttamente a Giovanni Battista.  Gesù gli manda una beatitudine personale:” Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo.” In genere Gesù adopera il plurale per le beatitudini. In questo caso è al singolare perché dietro Egli riconosce la persona di Giovanni.  Lo scandalo è ciò che fa cadere. È una parola banale nella lingua greca; immaginate una radice che esce un po’ dal terreno, ma poco, per cui è facile inciampare. Se fosse un ostacolo grande, un macigno, si vede, lo si evita; invece è uno scalino poco visibile ed è quello che fa cadere . Lo scandalo quindi è un elemento che produce un danno, facendo cadere la persona. In senso morale lo scandalo è rimanere bloccati difronte a qualche cosa che ci turba, che ci dispiace, che non corrisponde ai nostri schemi.  Beato colui che non inciampa in Gesù  perché è possibile che l’atteggiamento di Gesù non piaccia;  è possibile che qualcuno ritenga il modo di fare di Gesù negativo ma nel momento in cui lo ritengo negativo, non lo condivido perché non corrisponde al mio schema mentale, io inciampo in lui.  Trovo un ostacolo, un blocco, ci rimetto io procuro un danno a me stesso non accettando lui. Il rischio che corre Giovanni Battista è questo di trovarsi di fronte a Gesù che ha una azione messianica diversa da quella che il profeta aveva previsto . Gesù non segue lo stile che Giovanni si aspettava. E’ qui il centro della domanda ‘Beato te  sei un uomo fortunato se mi accetti nonostante non corrisponda alle tue attese, ai tuoi schemi. ’<br />
E’ una beatitudine importante e siamo convinti che Giovanni Battista l’ha accolta e capita e quindi, il profeta che annunciò la conversione agli altri, ebbe bisogno di un’opera di conversione su se stesso. Il Battista, in quella fase tragica della sua fine, ha dovuto cambiare mentalità. Ha dovuto accettare uno stile diverso dai propri gusti, e accettare che quella diversità fosse quella giusta . Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle; ed è proprio in questo momento che Gesù  fa l’elogio del Battista difendendolo. Difendendone l’onore perché poteva essere possibile difronte a quella domanda dubbiosa che la gente dubitasse di Giovanni Battista come se fosse una banderuola, uno instabile e insicuro. ‘Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?’ Quasi tutte le persone presenti al discorso di Gesù erano state anche nel deserto dal Battista .  Perché ci siete andati?Perché siete andati a sentirlo? Siete andati a cercare una canna? ( Una canna sbattuta dal vento è una immagine biblica orientale che corrisponde a quello che noi diremmo una banderuola.  E’ una realtà debole, instabile che si muove a seconda di come soffia il vento.) È un uomo così che voi siete andati a cercare? Certamente no. Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Uno ricco, uno alla moda, uno che attira lo sguardo per la sua eleganza, la sua ricchezza? No, quelli che portano vesti sontuose, che vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re,( riconoscete una allusione al persecutore del Battista, Erode), lui è una canna sbattuta dal vento, il potente Erode è una banderuola , è una marionetta ! (Giovanni non era un uomo vestito con abiti di lusso, Erode sì.) Ma voi, allora, cosa siete andati a cercare? Che cosa siete andati a vedere ? Per la terza volta Gesù pone questa domanda in modo tale che i suoi ascoltatori entrino in se stessi e cerchino una risposta. Un profeta ? E’ questa la risposta che dovevate dare. Certo, sì, siete andati a vedere un profeta, anzi io vi dico più che un profeta, egli è colui del quale sta scritto: “ Ecco dinnanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.” Questa è una citazione ancora del profeta Malachia al cap. 3, una citazione che avevamo già trovato all’inizio nel Vangelo di Luca, messa in bocca all’angelo Gabriele quando annunciava la nascita di questo bambino. E’ una formula che anche Gesù adopera per identificare il ruolo del Battista,  non solo un profeta, uno dei tanti, ma il messaggero di Dio. In greco si dice ‘anghelos’ e nella tradizione bizantina Giovanni Battista è visto come l’angelo di Dio, il messaggero;tanto è vero che in molte icone viene raffigurato con le ali. E’ un uomo in carne e ossa con la pelle ruvida dell’uomo del deserto, con i panni rustici e tuttavia le ali angeliche; è un uomo angelico, è un uomo che ha un compito angelico; e il testo che cita Gesù non è proprio alla lettera il brano di Malachia, ma è una fusione con un versetto dell’Esodo al cap 23 dove il Signore dice a Mosè che manderà davanti al popolo il suo angelo per preparare la strada al popolo. E’ un testo che noi leggiamo il 2 ottobre nella festa degli Angeli Custodi e Gesù applica questo testo, in cui Dio promette di mandare il suo messaggero davanti al popolo, alla persona del Battista . Più che un profeta.” Io vi dico fra i nati di donna non vi è alcuno più grande di Giovanni ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.”  Questo versetto è molto problematico. E’ un detto antico conservato fedelmente che risulta difficile nella spiegazione . L’espressione ‘nati da donna ‘è tratta dal linguaggio biblico; ad esempio lo si trova in Giobbe al cap. 14 per indicare semplicemente l’umanità . Quindi, parlando dell’umanità debole, fra gli esseri umani Giovanni è il più grande. Ora dobbiamo stare attenti a non prendere questi detti come delle formule dogmatiche, ma sono espressioni di tipo sapienziale con cui Gesù propone un paradosso perché, mentre dice che Giovanni è il più grande, subito dopo dice che è anche  più piccolo.  Dove sta la differenza? Nel Regno di Dio c’è un capovolgimento della situazione.  Giovanni rappresenta l’ultimo stadio della preparazione antica;  è l’ultimo dell’A.T.; e’ il profeta più grande di ogni profeta, è l’ultimo, il maggiore, è quello che ha toccato con mano la realizzazione delle promesse, e tuttavia è prima della venuta gloriosa del Regno. Giovanni Battista muore prima della Pasqua di Cristo. Dal punto di vista umano, intende dire Gesù ,   Giovanni Battista è grandissimo, il meglio che ci possa essere; ma nel Regno di Dio, non nell’aldilà, ma nel momento dell’intervento potente di Dio che si realizza con la Resurrezione di Cristo, cioè nel sistema nuovo inaugurato dalla Pasqua del messia, il più piccolo è più grande del Battista!  Non viene detto che il Battista non sia importante, ma con una formula paradossale si dice:  anche la persona più debole, il piccolo che non ha capacità, che non ha ruoli, viene valorizzato enormemente perché la salvezza non è una conquista delle abilità umane.  E mentre Gesù fa l’elogio di Giovanni, dicendo che è il migliore dal punto di vista umano, poi evangelizza dicendo che la salvezza non si conquista con le capacità umane ma è un dono grandioso e generoso di Dio, per cui il piccolo ottiene qualcosa di grande e c’è un capovolgimento nelle situazioni. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro. Questa è la versione di Luca. Gesù dice che il battesimo di Giovanni aveva un valore grande e, quelli che lo hanno accettato, hanno dimostrato che Dio  è giusto, che sta intervenendo per fare giustizia mentre hanno sbagliato quelli che hanno rifiutato la predicazione del Battista. Nel Vangelo di Matteo troviamo al cap. 21 una parabola che è propria del primo evangelista: quella dei due figli. Uno dice sì al padre ma poi disubbidisce; l’altro dice no ma poi cambia e obbedisce.  E Gesù termina domandando: chi dei due ha fatto la volontà del padre? Poi spiega:” E’ venuto Giovanni nella via della giustizia,( cioè come predicatore di penitenza.) Giovanni Battista che non mangia e non beve, predicatore austero di conversione, uomo di penitenza, avete detto è indemoniato,( è matto.) E’ venuto il figlio dell’uomo, (cioè io) che mangia e beve e voi dite ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori,( non ve ne va bene nessuno!)”<br />
E’ chiaro, da questo testo, che ci sono degli stili differenti tra Gesù e il Battista. Gesù ha un comportamento diverso dal Battista ed è proprio il messaggio differente che Gesù intende comunicare. Tuttavia non smentisce la predicazione del Battista, non dice che ha fatto male, dice che hanno  fatto male quelli che non l’hanno accettato.  E difatti, quelli che hanno accettato il discorso penitenziale di Gesù, hanno accettato anche il discorso della misericordia fatto  da Gesù .<br />
Già un altro versetto è importante che troviamo però in Matteo: “  Dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora il Regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.”  Anche questo è un testo difficile; Giovanni Battista diventa il crinale, il punto di separazione tra l’antico e il nuovo. A partire dal tempo di Giovanni Battista viene annunciato il Regno di Dio da parte di Gesù e tuttavia questa predicazione, questo regno subisce violenza  E non è da intendere in senso positivo come dire le persone impegnate, irruente, afferrano il regno e ci entrano; significa proprio che il regno subisce persecuzioni, trova delle difficoltà, viene bloccato dai violenti. Il  riferimento è di nuovo a Erode. Giovanni è stato bloccato da un potere malvagio; Gesù ha la consapevolezza che entro poco tempo anch’egli sarà bloccato.  Il Regno di Dio subisce violenza;  il Regno di Dio non è intervento violento. Il Regno di Dio subisce violenza,  i violenti lo ghermiscono, lo afferrano, sono convinti di dominarlo, di bloccarlo ma non è così; non ostante questa violenza il Regno di Dio opera; e opera con una potenza divina trasformando dal di dentro l’umanità con pazienza, mettendoci il tempo che ci vuole ma non usando violenza contro la violenza.  Tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni e se volete comprendere è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi ascolti!<br />
Giovanni aveva detto che Gesù è colui che deve venire; adesso Gesù dice che Giovanni e quell’Elia che deve venire. Si riconoscono a vicenda un ruolo importante e significativo. E Giovanni, che ha preceduto Gesù nella nascita, nel ministero della predicazione, lo precede anche nella morte. Diventa precursore nel subire violenza e nel testimoniare quella opera divina di trasformazione del male dal di dentro. Sulla morte di Giovanni Battista siamo informati anche da un’altra importante fonte storica oltre ai Vangeli. Ed è l’opera scritta da Giuseppe Flavio intitolata “Antichità giudaiche.” Giuseppe Flavio è uno storico giudeo vissuto a Roma sotto gli imperatori della famiglia Flavia, Vespasiano, Tito, Domiziano. Fu adottato dalla famiglia imperiale; si chiamava Giuseppe. Assunse anche il nome di Flavio perché integrato nella famiglia dell’imperatore che aveva conquistato Gerusalemme e distrutto la città santa.  Giuseppe era sacerdote, comandante militare nella guerra del 70.  Fu fatto prigioniero dai romani e passò dall’altra parte. E venne accolto  a corte come un giudeo intelligente  e il compito di Giuseppe Flavio fu proprio quello di dimostrare al mondo greco romano che i giudei non erano tutti fondamentalisti e violenti come gli zeloti. Pensate un po’ la situazione attuale del mondo islamico: ci sono alcuni musulmani violenti, attentatori che teorizzano la violenza;  non tutti sono così  e allora Giuseppe Flavio, in una situazione analoga si fece portavoce dei giudei moderati e raccontò la guerra giudaica e poi tutta la storia del popolo giudaico in greco perchè nell’impero romano potessero essere informati su quello che accadeva nella terra d’Israele e avessero una corretta interpretazione dei movimenti giudaici. Di Gesù Giuseppe Flavio parla poco, c’è un accenno ed è stato manomesso nelle tradizioni posteriori, quindi non è un argomento molto sicuro. Invece parla diffusamente di Giovanni Battista mentre non fa il minimo accenno a Paolo di Tarso.  L’apostolo Paolo, per la storia, non fu riconosciuto e considerato, ritenuto personaggio insignificante.  Invece Giovanni Battista aveva creato un movimento talmente importante da lasciare il segno nella storia e questo storico, cinquanta e passa anni dopo il movimento del Battista, lo ricorda e ne racconta l’arresto e l’uccisione. Giuseppe Flavio inquadra questo racconto sul Battista dopo aver parlato della sconfitta militare di Erode che fece guerra al re di Tetra  e fu sconfitto ed ebbe l’esercito massacrato dai Nabatei.  Scrive Giuseppe Flavio:” Alcuni dei giudei ritennero che la rovina dell’esercito  di Erode fosse una vendetta divina e di certo una vendetta giusta per la maniera in cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista.”  E’ un ebreo che sta parlando ai romani e racconta quell’episodio. Dice:” Molti ritennero che la sconfitta di Erode fosse una giusta punizione che il cielo gli aveva mandato per come aveva trattato Giovanni Battista.” Erode infatti aveva ucciso quest’uomo buono che esortava i giudei ad una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio e così facendo si disponessero al battesimo.<br />
A suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario; se il battesimo doveva rendere gradito a Dio essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo, insinuando che l’anima fosse già purificata da una condotta corretta.  Giuseppe Flavio ha una buona opinione del Battista e ne presenta la missione. Lo descrive come uomo buono. Dice che esortava ad un rito d’immersione nell’acqua ma quello che lo interessava di più era il cambiamento dell’anima, la purificazione dei comportamenti; che non si illudessero che bastava un bagno nell’acqua per perdonare i peccati!  Quando altri si affollavano intorno a lui, perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetto così grande poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero.  E’ una documentazione storica molto importante, ci dice ancora di più di quello che dicono i Vangeli; che Giovanni aveva un movimento con tanti discepoli che dipendevano da lui e gli chiedevano opinione su tutto ed erano disposti a fare tutto quello che Giovanni proponeva.  Erode ebbe paura che Giovanni fosse un rivoluzionario che volesse prendere il potere organizzando una rivolta di popolo contro le autorità costituite. Erode perciò decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse ad una sollevazione piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene. Secondo Giuseppe Flavio, Erode gioca d’anticipo e decide di mettere in prigione Giovanni prima che il suo movimento degeneri in rivoluzione. A motivo dei sospetti di Erode, Giovanni fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato prima;  e qui fu messo a morte.<br />
Rispetto al Vangelo noi veniamo a sapere il luogo della prigionia di Giovanni Battista, la fortezza di Macheronte che si trova in Giordania al di là del Mar Morto sulle alture desertiche, è un tronco di cono desertico su cui Erode aveva fatto costruire una fortezza inaccessibile; era un rifugio come nido d’ aquila dove Erode si ritirava per essere fuori dal mondo e irraggiungibile. E in quella fortezza sperduta nel deserto ha fatto rinchiudere Giovanni Battista . Ma il verdetto dei giudei fu che la rovina dell’esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio ad Erode. Notate il linguaggio superstizioso: Giovanni Battista gliela avrebbe fatta pagare a Erode, lo dice Giuseppe Flavio, e racconta questo episodio per spiegare il fallimento militare di Antipa . Molto diverso è il racconto che troviamo nei Vangeli. Luca non lo racconta ma è presente in Mt 14 e in Mc 6 . Il testo di Marco è molto più vivace e ricco di particolari.  Possiamo dire che questo è un raro episodio evangelico in cui non compare più lui, di cui non è protagonista Gesù. Viene raccontato come una parentesi durante il ministero pubblico di Gesù e la morte del Battista diventa il profetico anticipo della morte del Messia. I racconti dei Vangeli danno un’altra spiegazione del fatto che Erode ha imprigionato Giovanni. Si parla di un attacco personale.  Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie  di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata.  La famiglia di Erode è piena di situazioni incestuose: hanno ripetutamente fatto matrimoni all’interno della stessa famiglia  arrivando a sposarsi tra fratelli e sorelle per questioni di politica, di patrimonio, di potere. E’ una situazione di degrado morale enorme. Erode, soprannominato Antipa, ha preso come moglie la moglie di suo fratello, Erode Filippo ,che, fra l’altro, è una loro stretta parente;si  chiama Erodiade, difatti; e la figlia Salomè è figlia di un altro marito.  E’ una situazione decisamente da gossip di alta società. L’ambiente della famiglia di Erode è un ambiente decisamente immorale.  Erode ha il controllo politico su quella regione dove Giovanni Battista predica.  Macheronte è la fortezza più vicina alla zone del Giordano dove predicava il Battista e quindi ,quando il corteo del re si muoveva da Gerusalemme a Macheronte o per altre sedi, più volte sarà passato dal guado del Giordano e chiaramente, un predicatore come Giovanni Battista non gliele ha mandate a dire, non scrivendo sui giornali ma dicendo, non tanto alla gente parlando male di Erode, quanto a Erode stesso o alla sua corte; quando passava Giovanni infatti diceva ad Erode:” Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello!”  Ha il coraggio della verità dicendo qualcosa che al potente dispiace. Per questo Erodiade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni sapendolo un uomo giusto e santo e vigilava su di lui. Nell’ascoltarlo restava molto perplesso tuttavia lo ascoltava volentieri.  Erode era una banderuola, una marionetta, un uomo senza nervo. E’ prigioniero dei suoi cortigiani e vittima degli arbitri di Erodiade.  Erodiade odia il Battista e lei passerebbe subito all’eliminazione violenta. Erode cerca di tergiversare, sa che non si merita l’uccisione, ma non vuole scontentare Erodiade; mette in prigione Giovanni ma parla con lui; resta perplesso sul vago, ascoltandolo e tuttavia lo ascolta volentieri; non sa bene neanche lui che cosa vuole. E’ un uomo indeciso, insicuro. Venne però il giorno propizio quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della  Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodiade danzò, e piacque a Erode e ai commensali; allora il re  disse alla fanciulla:  “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò.” E le giurò più volte: “Qualsiasi cosa mi chiederai te la darò fosse anche la metà del mio regno.”  Ella uscì  e disse alla madre: “Che cosa devo chiedere?” Quella rispose: “La testa di Giovanni Battista!”  E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: “Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio la testa di Giovanni il Battista.”  Il re fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporre rifiuto e subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò,  lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio; la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.  I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero; ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.  E la storia di Giovanni finisce così, tragicamente, in una questione banale; e l’evangelista ha tratteggiato con una attività ritrattiva quella scena, mostrando, con una grande serie di verbi veloci, questo dramma, che si consuma nel giro di poco, per opera di un re che non sa decidere, che ha paura di fare brutta figura, che si sbilancia per la danza di una ragazza promettendole anche metà del regno e la violenza di quella donna Erodiade che porta un odio così feroce da volere come premio la testa del Battista, per farlo tacere del tutto . Ma chi ha vinto? Erode? O Giovanni Battista? Gesù annunciato dal Battista che cosa ha fatto per salvarlo?   Niente, gli ha mandato a dire: “ Beato sarai tu se non inciamperai nel mio stile.”<br />
E dopo qualche mese anche Gesù farà una fine simile a quella di Giovanni Battista. Pensiamoci seriamente, perché noi siamo discepoli di questa gente; non siamo discepoli di Erode e seguaci di Erodiade; non siamo discepoli di Caifa e della struttura del Tempio. Siamo discepoli di Gesù e stimiamo Giovanni come un profeta. Non possiamo stimarlo a parole senza condividerne lo stile,. senza apprezzare che quello è il ruolo profetico cristiano.  E noi, anche se siamo piccoli nel regno di Dio, grazie all’opera di Gesù Cristo possiamo avere un grande ruolo e la nostra piccolezza si gioca nell’essere profeti nel nostro piccolo mondo, nella nostra piccola realtà, con il coraggio della coerenza, con la fiducia in quel Signore che capovolge la situazione. Ed è Lui che libera in modo profondo e chiede a noi il coraggio di perdere tutto.   Questa meditazione sulla figura e il messaggio di Giovanni Battista spero che ci possa aiutare a riscoprire il nostro ruolo di profeti oggi; ad essere personaggi scomodi che provocano e che accettano le conseguenze perché, cristiani come il Battista rischiano di perdere la testa .  Seguiamo il Cristo imitando il suo stile, cercando di esser autentici profeti, coerenti, che sanno testimoniare con la vita soprattutto la bellezza del Vangelo di Gesù Cristo.  Vi auguro di cuore di poter crescere nel vostro impegno cristiano profetico in tutto quello che fate, tanto o poco che sia,  fate come autentici profeti di Cristo che annunciano qualche cosa di grande, di nuovo, di bello . Fatelo con coraggio e non abbiate paura di rimetterci.  Siamo discepoli di grandi persone che ci hanno rimesso e hanno vinto perché sono stati capaci di perdere!</p>
<p style="text-align: justify;">(Trascrizione fatta dalla registrazione, non rivista dall’autore)</p>
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		<title>Corso biblico don C.Doglio 28/10/10</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 13:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>LA FIGURA E IL MESSAGGIO DI S. GIOVANNI BATTISTA</strong>
Docente: don Claudio Doglio
<strong> La missione del profeta è compiuta!</strong>
( Gv 1,35-39 ; 3,22-36)...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>LA FIGURA E IL MESSAGGIO DI S. GIOVANNI BATTISTA</strong><br />
Docente: don Claudio Doglio<br />
<strong> La missione del profeta è compiuta!</strong><br />
( Gv 1,35-39 ; 3,22-36)</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’evangelista Giovanni parla del Battista e dedica particolare attenzione a questa figura profetica .Nel nostro intento di passare in rassegna i vari testi evangelici in cui viene presentata la figura di san Giovanni Battista, non abbiamo ancora preso in considerazione il quarto Vangelo che sarà proprio l’argomento di questa riflessione.<br />
L’evangelista Giovanni inserisce il  riferimento al Battista già nel prologo. I primi 18 versetti del Vangelo secondo Giovanni contengono un testo lirico, un poema teologico che introduce l’intero Vangelo. Si tratta di un poema composto alla fine e messo all’inizio come una ouverture, una sinfonia di apertura che anticipa i grandi temi sviluppati nel Vangelo. In sostanza il prologo afferma che Gesù è il rivelatore; poi il racconto mostra in che modo storicamente Gesù è stato il rivelatore.<br />
Nel corso del prologo, fra le presentazioni del Logos che si è fatto carne, l’evangelista presenta anche colui che ha preparato la strada.  “Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni; egli venne come testimone per dare testimonianza  alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce ma doveva dare testimonianza alla luce.”<br />
I versetti 6,7,8 del prologo presentano la figura di Giovanni Battista come l’elemento iniziale della missione pubblica di Gesù e presenta Giovanni come un uomo mandato da Dio con il compito di testimone.  E’un’idea fondamentale per la presentazione del Battista egli è colui che dà testimonianza ;non tanto un maestro, quanto piuttosto un testimone. Non uno che spiega delle  teorie ma uno che comunica la forza della propria esperienza .  Il testimone è una realtà concreta che noi incontriamo nella nostra esperienza umana  in alcune situazioni.  I testimoni servono quando si fa un atto ufficiale.  I testimoni devono essere presenti, sentire quello che avviene e firmano per garantire che l’atto è stato fatto proprio come risulta scritto; (ad es° per un matrimonio ci vogliono due testimoni, due sono indispensabili, devono essere presenti, assistere e garantiscono che le cose sono andate come dice l’atto di matrimonio.  La seconda funzione tipica dei testimoni è quella di un processo quando cioè nella ricerca della verità di un fatto c’è bisogno di qualcuno che abbia assistito all’evento.  Per fare il testimone bisogna essere maggiorenni, sani di mente ed essere presenti al fatto. Uno non può fare da testimone perché è amico, perché conosce  la persona, non è sufficiente per testimoniare in un processo.  Non basta conoscere l’imputato, bisogna essere presenti al momento in cui è capitato il fatto di cui si ricerca la verità.  Il testimone è uno che ha visto, che ha sentito, che ha partecipato, che ha fatto esperienza in prima persona e dice non quello che ha letto sui libri ma quello che ha vissuto personalmente  L’evangelista presenta il Battista come il testimone. Colui che dà testimonianza alla luce senza essere lui la luce;  è l’amico dello Sposo, è il testimone della luce, rende testimonianza a Gesù perché tutti lo possano riconoscere come la luce. “Egli venne come testimone perché tutti potessero credere per mezzo di lui.”<br />
E’ una funzione importante e significativa.  Giovanni Battista ha il compito di mediatore della fede, di aiutare le persone a riconoscere in Gesù la luce, la Parola eterna fatta carne e la forza della sua testimonianza sta proprio nella sua esperienza  Ancora al versetto 15  il quarto Vangelo ripresenta la figura del Battista riprendendo dall’inizio:  “Giovanni gli dà testimonianza e proclama : era di lui che io dissi Colui che viene dopo di me è avanti a me perché era prima di me.”<br />
Ancora viene ripetuto il tema della testimonianza e, in bocca al Battista, viene messo un proclama   che permane nel tempo. Molti si sono domandati come mai l’evangelista Giovanni insista tanto sul ruolo del Battista e una pur possibile risposta è che nell’ambiente della comunità giovannea ci fossero dei discepoli di Giovanni Battista.  Esisteva ancora dopo molti anni il gruppo dei fedelissimi del Battista e qualcuno pensava addirittura che il Battista fosse superiore a Gesù;  era quindi necessario chiarire bene il ruolo.   Giovanni è venuto prima, ma ha introdotto  il Cristo come Messia<br />
e quindi l’intenzione dell’evangelista sta proprio nel sottolineare la superiorità di Gesù rispetto al Battista e la disponibilità del Battista a lasciare spazio; non gli viene rubato il posto e il primato. Giovanni è venuto prima quindi avrebbe diritto lui al primo posto. No, Giovanni stesso si ritira e ammette : ve lo avevo detto in anticipo è venuto dopo di me ma è prima di me per cui è giusto che passi avanti. Quando finisce il prologo, l’evangelista Giovanni dà inizio al racconto immediatamente con la figura del Battista.   Al versetto 19 il racconto del quarto Vangelo inizia proprio “Questa è la testimonianza di Giovanni quando i giudei gli inviarono da Gerusalemme  sacerdoti e leviti a interrogarlo : “Tu chi sei?” Egli confessò e non negò  confessò: “ Io non sono il Cristo.”    La prima scena narrativa del quarto Vangelo ha come protagonista Giovanni.  Notiamo però che non viene raccontato il battesimo di Gesù né  l’infanzia di Giovanni ma tutta l’attenzione è posta sulla sua persona,  sul ruolo che egli ha, sulla funzione che  svolge nei confronti di Gesù.<br />
Le autorità di Gerusalemme gli chiedono:” Chi sei?” L’evangelista Giovanni dà per scontato che i suoi ascoltatori sappiano chi è Giovanni Battista.  Se noi non avessimo i Vangeli sinottici troveremmo un personaggio nuovo.  Il quarto Vangelo non si presenta come un’opera di catechesi primaria ma come un approfondimento per persone già informate, già convinte che vogliono approfondire la conoscenza del Vangelo e arrivare al senso profondo del messaggio di Cristo.  Quindi non è intenzione dell’evangelista  Giovanni informare sui fatti, sui particolari concreti; egli elabora delle scene simboliche  cioè costruisce dei racconti che abbiano un significato, che aiutino a comprendere il senso profondo.  Questo primo quadro mette in evidenza il ruolo personale di Giovanni Battista come testimone; egli ha la consapevolezza di non essere il messia. Lo hanno scambiato per il messia, pensano che lo sia , sarebbero quasi disposti ad accettarlo ma lui confessa ripetutamente, ribadisce il proprio non essere il Cristo; non si prende nessun diritto, nessun vantaggio, non abusa della sua fama.  Molte persone lo stimavano, sarebbero state disposte a credergli.  Avrebbe potuto sfruttare l’occasione, è un uomo  autentico, non è uno che approfitta delle occasioni, è un uomo consapevole di sé, ha una chiara visione della propria persona e della propria missione, dice quello che è e dice quello che non è; non si prende  ciò che non gli spetta. Allora gli chiesero:  ”Chi sei dunque? Sei Elia? “ Non lo sono.” Disse “ Sei tu il profeta?” No rispose.” Gli dissero allora:  “Chi sei?  Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso? “<br />
E’ una domanda interessante quest’ultima.  Che cosa dici di te stesso. Come ti presenti, come ti consideri?  Provate un po’ ad applicarla alla vostra esperienza personale. Se uno ti chiedesse che cosa dici di te stesso, che consapevolezza hai del tuo ruolo? Della tua persona ? Che senso ha la tua vita? Che cosa ci stai facendo al mondo?  Non sarebbe così facile da rispondere.   Potremmo dire il nome, indirizzo, data di nascita, codice fiscale, ma non avreste ancora detto qualcosa di te come consapevolezza della tua persona.  E non è facile che uno abbia la consapevolezza del proprio ruolo. Giovanni Battista rispose: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore come disse il profeta Isaia.”  Questa citazione di Isaia 40,3 l’abbiamo già trovata in tutti e tre i sinottici. E’ un elemento comune della tradizione, fedelmente conservato. Giovanni Battista  si è capito attraverso quella parola che ha letto nel libro del profeta Isaia .” Io sono voce.” Identifica se stesso con la voce.  Negli altri evangelisti c’è il riferimento alla profezia d’Isaia ma manca questa identificazione; solo nel quarto Vangelo Giovanni afferma: “ Io sono voce di uno che grida, non sono uno che grida, io sono la voce!”  Intenzionalmente l’evangelista mette a confronto la voce con la parola.  E’ importante la somiglianza e la differenza:  Gesù è la Parola, Giovanni è la Voce . La parola può essere anche solo pensata.  Noi ragioniamo attraverso le parole; nella nostra testa si formano delle parole concatenate, i nostri ragionamenti sono tutti fatti di parole anche se non vengono pronunciate; potrebbero essere scritte, non c’è voce. La voce è uno strumento sonoro con cui io faccio arrivare alla tue testa le parole che ho nella mia testa;  una parola che  io penso te la comunico con la voce.   La voce suona, comunica la parola.  E’ un veicolo che trasmette da me a te quella  parola che prima era solo dentro di me.  Dopo che io ho pronunciato la parola, la voce cessa  non si sente più niente ma la parola è arrivata a te e adesso tu hai dentro quella parola, l’hai ascoltata, la sai e rimane dentro di te.  La voce non c’è più. E’ molto adatto questo paragone.  Gesù è la Parola, concepita da Dio dall’eternità,pronunciata nel tempo.  Giovanni è la voce, è il mezzo.  La voce cessa, la parola continua; egli non è la luce, è il testimone, è la voce che nel deserto grida, è la voce che comunica la parola, che trasmette.  Questo ci aiuta a comprendere il nostro ruolo profetico.  Se ritorniamo alla domanda: “Che cosa dici di te stesso?”, ognuno di noi, in forza del battesimo,  potrebbe dire: “ sono un profeta “ non nel senso che prevedo il futuro, non sono un indovino sono un profeta consacrato nel battesimo come tale, ho questa grazia di Dio di essere portatore della sua parola , non in quanto prete, in quanto battezzato,e quindi la condividiamo tutti questa grazia che diventa una missione.  Il profeta è uno che parla a nome di un altro. La parola è una , la Parola è Cristo.  Noi, come Giovanni, possiamo essere la voce; voce che comunica la Parola.  Non la mia parola; io ci metto la mia voce perché possa passare la parola di Dio che è Gesù in persona.   In ognuno di noi, a suo modo, nella sua vita,  nel suo ambiente è voce di chi parla, di chi grida nel deserto o nella città;  è voce di quella parola.  E’ importante imparare a distinguere fra la Voce e la Parola per non confondere i ruoli . Giovanni Battista ci ha insegnato con chiarezza questo compito profetico di chi ha la consapevolezza della Voce e non usurpa il ruolo della Parola. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.   Essi lo interrogarono e gli dissero:” Perché dunque battezzi se non sei il Cristo né Elia, né il profeta? Se non sei nessuno perché fai quello che fai?” Giovanni Battista nega di essere il Cristo perché non lo è. Però nega anche di essere il profeta. Il profeta, con l’articolo determinativo.  Non si sente per antonomasia il profeta e non si identifica con Elia.  Poi i suoi discepoli, i cristiani stessi, riconosceranno in Giovanni quell’Elia che doveva venire; riconosceranno in lui un ruolo profetico ma egli, con grande umiltà, non vuole titoli, non vuole onori e riconoscimenti ufficiali; ha la consapevolezza di essere Voce nel deserto.<br />
Perché battezzi allora?” Giovanni rispose loro: “Io battezzo nell’acqua; in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me. A Lui io non sono degno di slegare il laccio dei sandali.”  Troviamo in questa frase pronunciata  dal Battista elementi che abbiamo già considerato nei sinottici e quindi una ulteriore prova che la tradizione di Giovanni continua e conosce, rispettandola, la tradizione sinottica.  Ma aggiunge qualcosa di nuovo. Il Battista si presenta come colui che immerge nell’acqua ma c’è già uno che i suoi ascoltatori non conoscono; “in mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete.”<br />
Eppure è in mezzo a voi! Qui inizia la testimonianza ; il Battista rende presente colui che è nascosto in mezzo alla gente, lo evidenzia, lo individua.<br />
Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. L’evangelista solo alla fine dell’episodio lo colloca e dice per sommi capi quello che stava dicendo il battezzatore.  Il nome Betania non è da confondere con la città dove abitavano Lazzaro Marta e Maria . Quella Betania è a pochi chilometri da Gerusalemme  in cima al monte degli ulivi. Qui invece si tratta di un’altra Betania,non è nome di città ma un luogo, una zona lungo il Giordano, dalla parte orientale . E’ quella che ho cercato di descrivervi qualche incontro fa come il guado presso il Giordano dove la gente si affollava per attraversare il fiume.                                 .<br />
Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio,colui che toglie il peccato del mondo.” Notiamo anzitutto che l’evangelista inserisce una piccola notazione cronologica  “il giorno dopo.”  Questa nota si ripete altre volte.  Questa, prima l’abbiamo trovata al versetto 29, ritorna poi al versetto 35 e poi ancora al 43.   Il giorno dopo, il giorno dopo, il giorno dopo. Vuol dire che l’evangelista sta presentando una serie di giornate successive, una dopo l’altra.<br />
Il cap. 2, dove si raccontano le nozze di Cana, viene subito dopo e inizia: “ tre giorni dopo …” Vengono presentate le quattro giornate di seguito e poi un salto di tre giorni . Quattro più tre …..perdonate la matematica…ma fa sei!  Perché secondo il sistema di contare degli antichi bisogna tener conto sempre anche di quello di partenza,  quindi quattro, cinque, sei ; esattamente come quando parliamo della Resurrezione di Gesù che è morto il venerdì  diciamo che risorge il terzo giorno. ( venerdì, sabato e domenica) e quindi le nozze  di Cana sono ambientate nel sesto giorno .<br />
L’evangelista ci presenta l’inizio del suo racconto come una settimana; è la settimana iniziale.  L’inizio del ministero di Gesù è ambientato in una settimana .   Viene in mente niente?<br />
L’intento simbolico dell’evangelista è proprio quello di far venire in mente al lettore qualcos’altro perché serva alla comprensione. Una settimana iniziale è quella con cui inizia il mondo! E’ la settimana della creazione. Giovanni inizia il suo Vangelo con la parola “in principio” esattamente come la Genesi e comincia con una settimana come gli eventi che si susseguono nell’arco di una settimana.  Perché lo fa ? Per richiamare alla nostra intelligenza la creazione originale. L’intervento di Gesù nella storia è opera della nuova creazione.  E’ l’inizio di un mondo nuovo, e il passaggio da Giovanni Battista a Gesù è il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento, dalla vecchia storia alla nuova è il momento della  ri-creazione,  della nuova creazione.<br />
Il giorno dopo, vedendo Gesù  venire verso di lui, disse: “ Ecco l’agnello di Dio , colui che toglie il peccato del mondo “  Questa è la testimonianza di Giovanni Battista.  Indica presente in mezzo alla gente quello che la gente non conosceva.  Ecco il compito del testimone: lo indica, lo individua e lo presenta. Quella forma con ecco ha proprio il tono della presentazione ufficiale;  immaginate in un grande palcoscenico un presentatore ufficiale che attira l’attenzione e dice: “ Ecco a voi l’agnello di Dio.” E’ una espressione a cui siamo abituati  ma vorrei attirare la vostra attenzione sulla stranezza della formula: l’agnello di Dio è una espressione originale, nuova.  Si adopera il nome di un animale mettendolo in collegamento con Dio come se Dio avesse l’agnello. L’agnello è un animale molto presente nella liturgia d’Israele. Non dobbiamo intendere questi testi semplicemente con una simbologia nostra, come dire  l’agnello è un animale mite, mansueto, piccolo, tenero; non sono gli elementi che ci aiutano a capire il significato. Dobbiamo ricorrere alle scritture antiche. L’agnello è l’animale del sacrificio, l’agnello è il simbolo stesso della Pasqua, è l’animale sacrificato nella notte di Pasqua il cui sangue sulle porte degli Israeliti permette la loro salvezza.  La cena pasquale con l’agnello è il memoriale, anno dopo anno, dell’intervento salvifico di Dio.  Mettendo insieme questo riferimento all’agnello pasquale e all’opera salvifica di Dio viene fuori la strana espressione ‘l’agnello di Dio’in persona. Lui è il liberatore, è colui che in qualità di Dio vi libera prendendo il posto dell’agnello. E’ lui la vittima sacrificale , è lui Dio in persona che interviene a liberarvi dalla vostra schiavitù  perché non toglie la schiavitù dell’Egitto ma toglie il peccato del mondo .<br />
Dove per peccato dobbiamo intendere la mancanza, il vuoto, l’incapacità. Il concetto originale di peccato è legato ai tiratori d’arco e si chiama peccato quando chi lancia la freccia  sbaglia il bersaglio,  fallisce, non centra l’obbiettivo. Peccato è mancare il segno . Immaginate una frase di questo genere:  ieri sera c’è stato un concerto bellissimo, non sei venuto? Peccato, te lo sei perso!<br />
Peccato nel senso che hai perso l’occasione buona. E’ un non essere, una mancanza, un vuoto. Peccato è il fallimento, peccato è l’incapacità di fare qualcosa, è quella impotenza strutturale a realizzare la vita.  Togliere il peccato del mondo non significa cancellare qualche macchia ma superare il fallimento dell’umanità . E’ colui che permette la realizzazione del mondo superando l’impotenza, la crisi, il fallimento. Il mondo è inteso come l’umanità; è l’insieme delle persone. Notate il singolare; noi nella formula liturgica abbiamo fatto diventare plurale  i peccati; qui invece viene adoperato il singolare collettivo. Il peccato non è un tipo di peccato ma è la condizione generale del mondo peccatore in quanto fallimentare.  Ecco l’Agnello di Dio che elimina lo stato di fallimento dell’umanità. E’ una presentazione interessante, originale, non chiarissima; provocatoria, profetica. La voce presenta Gesù ma non gli dà titoli particolari non gli dà titoli già utilizzati non dice ecco il messia. C’è ancora un particolare interessante: nella lingua aramaica parlata abitualmente dal popolo, quindi anche da Giovanni e da Gesù, una stessa parola significa agnello e anche  servo.<br />
E quindi un’unica formula può essere intesa come l’Agnello di Dio oppure il servo di Dio. L’espressione “ il servo di Dio è conosciuta nell’AT usata molte volte, il servo di Dio per eccellenza<br />
è Mosè.  Nella tradizione profetica il servo di Dio è quel misterioso personaggio umiliato, torturato, ucciso che tuttavia salva il popolo dai peccati  E’ quindi molto probabile che Giovanni Battista indichi in Gesù il servo di Dio , non come servitore, manovale, ma come il ministro, il rappresentante plenipotenziario, colui che ha il mandato di rappresentare Dio con pieni poteri, lui è il ministro di Dio ma è ministro potente in quanto agnello come animale sacrificale, ha tutta la forza perché offre la propria vita. In quella formula c’è già l’annuncio fondamentale, il senso di quello che sarà la missione di Gesù .” Egli è colui del quale ho detto dopo di me viene un uomo che è avanti a me perché era prima di me  io non lo conoscevo ma sono venuto a battezzare nell’acqua perché egli fosse manifestato a Israele. “ Viene aggiunta una nota nuova e interessante: Giovanni Battista  ammette di non conoscere Gesù : “Io non lo conoscevo;  in mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete , nemmeno io lo conoscevo  ma sono venuto a compiere questo rito perché egli fosse fatto conoscere “ e a questo punto Giovanni testimoniò dicendo : “ Ho visto, ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.”  Il quarto evangelista non racconta il battesimo di Gesù  proprio nemmeno nomina il fatto  ma sottolinea ripetutamente la testimonianza di Giovanni Battista ; è Giovanni che ne parla, che racconta quell’episodio, che dà testimonianza:”Iio ho potuto vedere lo Spirito discendere su di lui come una colomba del cielo, e lo Spirito è rimasto su di lui, ha preso dimora in lui.” Giovanni testimonia quello che lui ha visto; lui era presente, ha sperimentato quel fatto, garantisce che Gesù è segnato dallo Spirito Santo. Notate non c’è riferimento all’immersione nell’acqua. Giovanni non dice io l’ho battezzato, io l’ho immerso nell’acqua;  la testimonianza del Battista riguarda l’opera dello Spirito che consacra il servo di Dio consacrato dallo Spirito Santo e quello Spirito è rimasto su di lui in modo permanente. Continua e ripete: “Io non lo conoscevo  ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è colui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio.”<br />
Giovanni Battista racconta la propria vocazione. In questo versetto noi abbiamo un chiarimento importante egli dice di essere stato mandato da Dio a immergere nell’acqua. Colui che mi ha mandato a compiere il rito dell’immersione mi ha detto:  “Fra tutti quelli che verranno ce ne sarà uno su cui si poserà lo Spirito, quello lì è colui che immerge nello Spirito Santo. “Giovanni Battista sta raccontando la propria esperienza di vita.  Noi avevamo immaginato che fosse legato al movimento degli Esseni, forse; cresciuto nel deserto, entrato in quell’ambiente di sacerdoti alternativi rispetto al Tempio, Giovanni  è uscito; se ci è stato non c’è rimasto,  ad un certo momento se ne è andato . Perché ha cominciato quel rito di immersione ?  lLo dice lui stesso:” Dio mi ha mandato a compiere questo rito di immersione e mi ha dato proprio una indicazione “ ce ne sarà uno speciale.”  Noi tenendo conto del Vangelo di Luca  diremmo: Giovanni e Gesù erano parenti ( io non userei l’espressione cugino perché troppo tecnica e particolare  anche Elisabetta non è detta cugina di Maria ma parente  , l’espressione è molto generica quindi non possiamo qualificare  in modo preciso il tipo di parentela ); comunque sono parenti. Possono conoscersi ma il fatto di conoscersi come parenti non significa di conoscere la qualità e la missione dell’altro. Giovanni non sapeva che Gesù sarebbe stato il Messia,  non ne conosceva in partenza la natura divina, è stata una rivelazione anche per sé. Obbediente alla vocazione di Dio che lo ha mandato a battezzare nell’acqua, ha visto quella esperienza, ha visto quell’evento dello Spirito che scende, ha capito, ha creduto, ha testimoniato ad altri . L’ Agnello di Dio alla fine diventa il Figlio di Dio. Il titolo finale è ancora più grande è più preciso, Giovanni Battista testimonia che quello è il figlio di Dio , cioè colui che battezza nello Spirito Santo. Questa espressione è parallela a “colui che toglie il peccato del mondo.”<br />
Immergere  nello Spirito significa  superare il fallimento del mondo .<br />
L’immersione nello Spirito è l’evento positivo di chi viene trasformato da questa potenza divina perché lo Spirito Santo è la vita di Dio, è la forza stessa di Dio. Immergere in questa vita porta ad una qualità decisamente nuova.  Il giorno dopo, il terzo giorno, Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’Agnello di Dio “ Di nuovo il giorno seguente, di nuovo la stessa proclamazione. Perché Giovanni dice alla gente presente che quello là è” l’agnello di Dio “? Perché è suo compito, non sta attirando le persone a sé, sta indicando colui che è l’inviato di Dio. I suoi discepoli lasciano Giovanni e seguono Gesù. Cominciano due dei suoi discepoli “sentendolo parlare così seguirono Gesù”<br />
E da questo momento avviene il distacco; i discepoli del Battista   si staccano gradatamente da lui e passano a Gesù e non si parla più del Battista, ormai Gesù è entrato in scena presentato dal Battista. I discepoli suoi passano a Gesù e inizia la vicenda di Gesù preparata e introdotta dal Battista .<br />
Il quarto evangelista ritorna su questo argomento alla fine del cap. 3  dove racconta ancora del ministero di Giovanni Battista, dopo l’episodio delle nozze di Cana, la cacciata dei trafficanti dal Tempio e dal dialogo notturno con Nicodemo. Troviamo in 3, 22 questo testo, ultima occasione in cui compare il Battista:  “Dopo queste cose Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea e là si tratteneva con loro e battezzava.”  Anche Gesù . Anche Giovanni battezzava  a Ennon vicino a Salim perché là c’era molta acqua ( Anche quei nomi strani di difficile identificazione  indicano comunque sempre quella zona)  e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni infatti non era ancora stato gettato in prigione. “ Giovanni continua la sua opera dopo che Gesù ha iniziato il suo ministero Non è l’ultima cosa che ha fatto quella di presentare Gesù non gli ha passato semplicemente il testimone; Giovanni ha indicato Gesù e continua la sua predicazione penitenziale . E Gesù si presenta anche lui in quella zona con i suoi discepoli e anche lui fa predicazione penitenziale.  Si creano due gruppi. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo riguardo alla purificazione rituale . Andarono da Giovanni e gli dissero: “Rabbi colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui.”  I discepoli di Giovanni sentono Gesù come un concorrente  Sono dispiaciuti del fatto che Gesù abbia più clienti di Giovanni. La gente accorre da Gesù, i discepoli di Giovanni glielo vanno a dire come per stimolarlo a fare qualcosa, a darsi da fare, a non permetterglielo I discepoli non han capito, stanno difendendo una loro abitudine . Giovanni rispose e questo è veramente il vertice della sua testimonianza:  “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto non sono io il Cristo ma sono stato mandato avanti a Lui. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa  ma l’amico dello sposo che è presente e ascolta esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena, lui deve crescere, io invece diminuire.”<br />
Questo è il vertice della testimonianza del Battista, non si prende nulla, se non quello che gli è dato dal cielo e riconosce che Gesù è lo sposo. Dire che Gesù è lo sposo significa identificarlo con il Signore in persona che nell’A.T. era presentato come lo sposo del popolo. L’immagine nuziale era una metafora per indicare l’alleanza fra Dio e Israele. Lo sposo per eccellenza è Dio . Giovanni Battista identifica Gesù come lo sposo e dice di se stesso di essere l’amico dello sposo , proprio quello che noi chiamiamo il testimone di nozze , quello che lo sposo sceglie come testimone , quello che lo aiuta a preparare la festa. Giovanni Battista ha di sé la consapevolezza di essere amico dello sposo che ha preparato la festa di nozze. Ma adesso è arrivato lo sposo, lo sposo è lui, non io e proprio perché io sono amico dello sposo sono presente e lo ascolto e sono contento che lui sia lo sposo. La gioia dell’amico sta proprio nell’ascoltare la voce dello sposo. E’ un’espressione splendida presa dai profeti che richiama il tema dell’alleanza. La voce dello sposo e della sposa è il segno della vitalità di Gerusalemme, della nuova realtà promessa dai profeti. Giovanni  dice  io come amico dello sposo sono contento di sentire la sua voce . Questo è un elemento importantissimo per noi, anche noi amici dello sposo siamo esultanti di gioia ascoltando la voce dello sposo. Questa mia gioia è piena io devo diminuire perché lui deve crescere. Questo è un principio fondamentale della nostra esperienza cristiana che il Battista ci ha insegnato come testimone –profeta . Cristo deve crescere nella mia vita,il mio io deve diminuire. Più decresce il mio io più cresce il Cristo. Più avviene questo e più la mia gioia è piena e io mi realizzo personalmente come amico dello sposo strettamente unito a lui che ascolta la sua parola . La liturgia ha scelto anche le date delle due nascite proprio con questo gioco simbolico : al solstizio d’inverno quando è collocata la nascita di Cristo, il sole comincia a crescere, le giornate si allungano; al solstizio d’estate, quando è collocata la nascita del Battista, le giornate cominciano ad accorciarsi ed è proprio il gioco inverso, nasce la voce che deve diminuire , per preparare la parola  che deve crescere.<br />
Ci resta ancora l’ultima fase, quando ormai la missione è compiuta e Giovanni non si ritira in pensione spontaneamente ma viene arrestato e violentemente ucciso.<br />
Gesù parla di Giovanni e lo vedrò e  la prossima settimana concluderemo  la nostra riflessione su queste due tematiche : ciò che Gesù ha detto di Giovanni Battista e poi il racconto della sua morte.</p>
<p>(Trascrizione fatta dalla registrazione, non rivista dall’autore)</p>
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		<title>Corso biblico don C.Doglio 21/10/10</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 17:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>LA FIGURA E IL MESSAGGIO DI S. GIOVANNI BATTISTA</strong></p>
<p style="text-align: left;">Docente: don Claudio Doglio</p>
<p style="text-align: left;"><strong>L’incontro con Gesù: l’acqua e lo Spirito </strong></p>
<p style="text-align: left;">( Gv 1,6-8. 15. 19-28) (Mt 3,13-17 / Mc 1,9-11 / Lc 3,21-22)( Gv 1,29-34)...</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>LA FIGURA E IL MESSAGGIO DI S. GIOVANNI BATTISTA</strong><br />
Docente: don Claudio Doglio<br />
<strong>L’incontro con Gesù: l’acqua e lo Spirito </strong><br />
( Gv 1,6-8. 15. 19-28) (Mt 3,13-17 / Mc 1,9-11 / Lc 3,21-22)( Gv 1,29-34)</p>
<p style="text-align: justify;">La missione profetica di Giovanni Battista raggiunge la sua pienezza quando incontra colui a cui<br />
preparava la strada. E’ il momento vertice della sua missione, ma prima di arrivare al momento fondamentale dell’incontro con Gesù e del suo battesimo, vogliamo ancora prendere in considerazione alcune espressioni che gli evangelisti propongono come predicazione del Battista.<br />
Solo l’evangelista Luca oltre a quelle parole che abbiamo già considerato nell’incontro precedente, conservate anche da Matteo, ha aggiunto una triplice catechesi : nel Vangelo di Luca, al versetto 3, capitolo 10, leggiamo tre domande poste al Battista da tre diversi tipi di persone con la conseguente risposta che Giovanni offre loro. Le folle lo interrogavano: “Che cosa dobbiamo fare ?” E’ una domanda pratica posta genericamente dalla folla. Dicevamo che Giovanni ha attirato l’attenzione perché ha voluto creare un movimento di opinione pubblica, si è collocato nella zona di grande passaggio al guado del Giordano,e con gesti provocatori, con discorsi che intenzionalmente attiravano l’attenzione, si è rivolto al popolo. Quindi molti hanno parlato di lui, molti si sono interessati al suo messaggio e di fronte alla proposta di Giovanni “ fate frutti degni di conversione” le folle gli chiedono :”Concretamente, che cosa dobbiamo fare?” E’ probabile che sia Luca stesso ad aver rielaborato un po’ questi testi, avendo avuto dalla tradizione orale delle indicazioni generiche su come Giovanni predicava. A Luca quindi interessa trasmettere un insegnamento morale dove offre delle indicazioni pratiche, concrete, di atteggiamento morale, segno di conversione. Rispondeva loro: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto.” E’ un invito alla condivisione. Il primo esempio di conversione che Giovanni Battista propone è quello della partecipazione dei propri beni a coloro che ne sono privi . Non propone una povertà radicale , propone una solidarietà capace e attenta alle sue azioni dei bisogni altrui e capace di farsi carico di chi ha bisogno.<br />
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?”<br />
Chiamano maestro Giovanni, lo considerano un educatore, un formatore, una persona capace di offrire indicazioni di vita. I pubblicani erano gli esattori delle tasse, i collaborazionisti con i romani, persone che avevano rinnegato la fede tradizionale del popolo d’Israele per diventare collaborazionisti col nemico; chi faceva il pubblicano aveva voglia di guadagnare tanti soldi e lo faceva in modo spregiudicato attirandosi l’odio dei propri connazionali perché aveva il compito di fare pagare le tasse ma non con criterio preciso come potrebbe essere nei tempi moderni; era una questione di capacità gestionale legata a ogni pubblicano. L’erario romano dava l’incarico a qualcuno che si assumeva quell’onere con un contratto, per cui un pubblicano faceva un contratto con lo stato romano garantendo di pagare ogni anno una certa cifra che l’ispettore romano valutava per quella zona. Se il pubblicano riusciva ad incassare di più, il di più se lo teneva; è chiaro che cercava di incassare di più! Lo faceva apposta, appoggiato dai soldati romani; conoscendo gli abitanti del paese faceva in modo di farsi pagare tanto, in modo tale da avere la somma da versare all’erario romano e tenersi un altro congruo guadagno.<br />
Questo, capite, rendeva odiosi i pubblicani alle persone dei loro paesi. Di fronte ad un predicatore di penitenza i pubblicani vanno a compiere questo rito penitenziale di immersione nell’acqua e chiedono a Giovanni : “Maestro, che cosa dobbiamo fare?” Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato.” Non dice smettete di fare i pubblicani, non disprezza una professione malfamata, ma propone loro di svolgere quell’incarico in modo onesto . E’ possibile che facciate quel mestiere senza rubare. E’ la stessa cosa che propone ad alcuni soldati che lo interrogavano: “E noi, che cosa dobbiamo fare? “ Anche i soldati ebrei, stranieri, chiedono a questo predicatore quali atteggiamenti debbano assumere. La risposta di Giovanni non è” smettete di fare i soldati, cambiate mestiere”, bensì “non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, accontentatevi delle vostre paghe. E’ una risposta saggia, equilibrata. Giovanni sembra esagerato, in realtà ha una visione morale sapiente, segnata da un forte equilibrio. Si rende conto di come si comportano i soldati, dei rischi che quella professione comporta. Maltrattare, estorcere è un fatto abituale; è la corruzione di quell’ambiente come di tanti altri ambienti . Giovanni propone una vita morale onesta. Si può fare di tutto , mercenari, soldati, pubblicani, ma si può lavorare in modo onesto ed è proprio questo stile che deve essere seguito. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo : “Io vi battezzo con acqua ma viene Colui che è più forte di me a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali; Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.”<br />
A questo punto la predicazione di Giovanni Battista ritorna ad essere documentata da tutti e tre i sinottici ; quest’ultima frase che ho letto è presente anche in Marco e Matteo, fa parte cioè della tradizione più sicura della antica documentazione della comunità di Gerusalemme che conserva memoria di questi detti tipici del Battezzatore. La gente si era domandata se quello strano personaggio al guado del Giordano non fosse effettivamente il Messia. Non fosse lui l’inviato di Dio, il consacrato. Erano portati a ritenerlo il Messia, ma Giovanni ha una chiara consapevolezza di sé, non si monta la testa. E’ un fatto decisamente importante , perché avendo avuto l’occasione di essere stimato come importante più del suo ruolo, non abusa assolutamente del suo potere, della credibilità popolare e annuncia uno che viene dopo di lui. Ed è proprio in questo frangente che Giovanni propone la cura singolare di colui che lo seguirà e mette in contrasto il proprio atteggiamento con quello di colui che deve venire.” Io vi battezzo con acqua; Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco .” Abbiamo già detto che il verbo battezzare significa immergere; effettivamente Giovanni immergeva le persone nell’acqua compiendo un gesto simbolico, ma lui annuncia, che il Messia che verrà, immergerà le persone nel fuoco. Un bagno di fuoco è una cosa diversa da un bagno di acqua, è una proposta strana, non è una bella promessa se io vi dicessi che qualcuno vi metterà a bagno nel fuoco; ma non è inteso come una punizione perché il fuoco, in contrasto con l’acqua, diventa il simbolo dello Spirito di Dio, della vita, della potenza, di quella fiamma ardente della carità divina . Immergere nel fuoco, cioè nello Spirito Santo, indica trasformare le persone; è una immagine di fornace, una immagine presa dalla pratica dei fonditori dove si mette nella fornace il metallo sporco e, portandolo ad alta temperatura, si ottiene il fenomeno chimico di separazione e il metallo prezioso , l’argento, l’oro, esce incandescente ma puro, essendosi separato dalle scorie, dal materiale vile . Per poter avere il metallo prezioso puro bisogna metterlo nel fuoco e portare le temperature ad altissimi livelli. E’ una immagine che Giovanni adopera in modo simbolico annunciando che il Messia purificherà, metterà nel fuoco le persone per portare alla purezza del progetto originale ogni creatura, ed è lo Spirito Santo che opererà questa purificazione, la trasformazione delle persone . Giovanni Battista ha consapevolezza di compiere solo un gesto significativo, io compio un segno, quello che io faccio immergendomi nell’acqua è un puro segno, non ha una efficacia, non produce degli effetti particolari sulla nostra vita ma è un modo in cui voi riconoscete di aver bisogno di essere salvati e invocate l’intervento di Dio. Io sono semplicemente mandato a compiere un segno preparatore ,ma quello che viene dopo di me è più forte di me; Giovanni annuncia : “Il più forte”. Notiamo che non adopera la parola Messia,non sta annunciando in modo preciso qualcuno. La gente pensava che Giovanni fosse il Cristo; Giovanni reagisce dicendo :”io non lo sono, ma quello che viene dopo di me è il più forte, è l’eroe, è il valoroso, è colui che ha la forza, colui che può realizzare quello che dice, io faccio un segno, lui invece ha la forza per fare la realtà, per accendere questo fuoco, per immergerti nel fuoco, per fonderti e purificarti. Lui ha la forza per farlo, e io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Questa è una immagine importante ricordata da tutta la tradizione evangelica è una espressione strana e quindi si è fissata bene nella memoria e l’hanno ripetuta e l’hanno trascritta tutti gli evangelisti, non è solo un segno di umiltà. Giovanni Battista non sta dicendo io non sono degno di lustrarti le scarpe, per parafrasare il nostro linguaggio; sciogliere il legaccio dei sandali non è questione di un atto di umiltà, di un lavoro servile. E’ un simbolo antico che noi non riusciamo più a capire e già gli antichi avevano difficoltà a comprenderlo perché era fuori uso anche ai tempi di Gesù; eppure l’espressione si adoperava come una specie di proverbio. Se volete chiarire meglio questa immagine, dovete andare a cercare il libro di Ruth nell’A.T.; è abbastanza breve, potete leggerlo tutto, è semplice e interessante, ma al riguardo basta il 4° cap, l’ultimo , dove si racconta una storia di diritto matrimoniale, perché, secondo le antiche abitudini i matrimoni avvenivano nell’ambito delle famiglie e c’erano dei diritti di prelazione come per i campi anche per le donne e non si poteva sposare una persona se c’era qualcun altro che ne aveva più diritto. Erano antichissime abitudini tribali, come il confinante di un campo ha diritto di prelazione nell’acquisto del campo, così anche in ambito matrimoniale se uno ,che aveva il diritto rinunciava a tale diritto, in pubblico, sulla piazza, davanti alla porta della città, un ambiente dove tutte le persone che passavano potevano vedere, si toglieva il sandalo e lo consegnava all’altro. E’ un gesto che in pubblico non si fa, è un gesto strano, inusuale, quindi colpisce l’attenzione ed era diventato un modo antico per segnare la testimonianza: uno cede il diritto all’altro. Sciogliere il legaccio dei sandali vuol dire: ne avrei diritto io ma lascio la precedenza a te. Giovanni Battista adopera questa espressione proverbiale per dire” io non sono degno di sciogliergli il legaccio dei sandali, non è che io mi tiro indietro per cortesia, io sono venuto prima di lui, avrei la precedenza voi mi venite dietro, mi seguite, mi ascoltate, mi chiamate maestro,credete che io sia qualcuno di importante, no, dopo di me viene quel forte, lui ha tutto il diritto, io non gli cedo niente,io non gli lascio il posto perché sono generoso e umile; gli lascio il posto perché il posto è suo!” E’ importante questa precisazione ed è ancora più importante perché richiama una questione nuziale , riporta l’attenzione al fatto che Gesù è presentato come lo sposo. Lo sposo del popolo, figura divina è lo sposo d’Israele, il Signore in persona è lo sposo del popolo. L’evangelista Giovanni svilupperà ampiamente questo discorso ma lo vedremo la prossima volta.<br />
Adesso continuiamo a seguire i sinottici. Matteo e Luca aggiungono ancora un altro ‘ loghion’ (detto, parola che è stata conservata dalla tradizione apostolica): Giovanni Battista parla di colui che viene dopo di sé tiene in mano il ventilabro e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile . E’ un altro detto proverbiale importante legato all’uso agricolo di quei tempi e facilmente comprensibile ancora 50 anni fa nelle nostre campagne. Oggi diventa un discorso un po’ complesso; che cos’è il ventilabro? E’ uno strumento agricolo che serve per vagliare il grano, per separare il grano dalla pula ; in genere è uno strumento come un grande cesto che si tiene in mano, che viene usato per far saltare il frumento; in un giorno di vento l’aria porta via la pula, la pellicola che avvolge i chicchi di grano; il grano più pesante rimane e, facendo questa operazione più volte ,si separa il grano dalla pula. E’ una immagine apocalittica.<br />
Giovanni Battista era un predicatore apocalittico, cioè apparteneva ad una corrente spirituale, teologica che annunciava l’intervento di Dio separatore. E’ proprio elemento caratteristico del discorso apocalittico attendere e annunciare l’intervento di Dio che distingua, separi, facendo separazione fra i buoni e i cattivi, eliminando i cattivi e garantendo la vita ai buoni. La predicazione di Giovanni Battista è una predicazione che annuncia il giudizio imminente di Dio, quel Forte, che porta il fuoco, ha lo strumento per vagliare , per pulire l’aia, per separare, distinguere ; e una volta che avrà raccolto il grano e lo metterà nel granaio, la pula, che ne farà? La brucerà; la pula non serve a niente, è uno scarto inutile , verrà bruciato con un fuoco inestinguibile; guardate l’immagine apocalittica, escatologica , c’è un fuoco che non si spegne, un fuoco che distrugge la pula, immagine dello scarto del male, di quello che viene eliminato. La nuova traduzione ha pensato di cambiare i termini ,ma temo che il traduttore non fosse pratico di usi contadini : il ventilabro lo ha fatto diventare la pala e il contadino tiene in mano la pala per pulire l’aia ; l’immagine della separazione si è persa ma ancora peggio, anziché pula, termine che forse gli italiani di oggi conoscono poco, ha inserito la paglia . I contadini non bruciano la paglia, la usano, quindi scegliere la parola più facile perché il popolo capisca può essere una strada; però se l’immagine viene perduta anzi finisce per indicare qualcosa che non ha senso, non mi sembra il caso. Preferisco allora mantenere la terminologia anche se più rara, strana, del ventilabro che separa il grano dalla pula e l’immagine della pula che viene bruciata, quella che non viene portata via dal vento.<br />
Giovanni Battista sta dicendo:” se siete delle leggere il Signore vi porterà via col vento, se siete grano buono vi metterà nel granaio e se non vi ha portato via il vento vi brucerà il fuoco, se siete oro diventerete oro puro, se siete scarto verrete buttati via. Pensateci.”E poi il tono della predicazione di Giovanni Battista con una notevole serie di immagini che si intersecano e si scambiano tra di loro. Finalmente gli evangelisti raccontano il momento importante dell’incontro dopo l’annuncio di colui che viene dopo ed è più forte. Arriva questo personaggio.<br />
Marco scrive così: “Ed ecco in quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. “ Estremamente ridotto, il minimo indispensabile. Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu immerso nel Giordano da Giovanni. Da Nazaret di Galilea al guado del Giordano ci sono quasi 200 km. ; quindi dobbiamo immaginare che Gesù non sia passato di lì per caso ma sia intenzionalmente venuto in quel punto perché voleva partecipare a quel rito penitenziale.<br />
Non sappiamo come e perché Gesù decise di far quello. Ci viene semplicemente detto che l’ha fatto. Gesù compare sulla scena pubblica in quel momento, in quel luogo particolare,sul Giordano, nel punto dove Elia era stato assunto in cielo, dove Giosuè era partito in vista della terra promessa, dove questo profeta Giovanni annunciava un imminente intervento di Dio purificatore. Gesù ha sentito la notizia di questo predicatore, ha sentito il suo messaggio e ha deciso di lasciare Nazaret e di andare a compiere quel rito, a farsi immergere nel Giordano da Giovanni. E’ Gesù che decide. Lascia casa, dove era stato per trent’anni nel completo nascondimento senza segni particolari, vivendo una vita comune e ordinaria secondo le abitudini quotidiane dei suoi compaesani, con una stranezza perché a trent’anni non era ancora sposato, era assolutamente fuori dalle abitudini , senza essersi fatto una famiglia; lascia quell’ambiente e si presenta al guado del Giordano.<br />
Luca racconta i fatti più o meno nello stesso modo, è ancora più reticente , ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo stava in preghiera, Luca annota il fatto in una frase accidentale :”Mentre tutto il popolo veniva battezzato, anche Gesù, essendo stato battezzato si era raccolto in preghiera.” Luca omette che Giovanni lo ha battezzato. C’è una certa preoccupazione negli evangelisti a raccontare questo fatto perché hanno paura che ritenga Giovanni più importante di Gesù e soprattutto, nella prima comunità cristiana c’era seriamente la preoccupazione che ritenessero Gesù un peccatore come gli altri. Se si presenta ad un rito di penitenza confessando i peccati per invocare la salvezza di Dio vuol dire che Gesù era un peccatore. Questo è un testo sconveniente per una critica storica , un episodio del genere è certamente storico perché nessuno avrebbe avuto l’interesse a inventare un particolare simile. E’ un atto da tenere in grande considerazione. Gli amici di Gesù dopo decenni dalla sua morte e risurrezione, quando raccontano gli inizi del suo ministero non possono inventare la sottomissione di Gesù a Giovanni ; se raccontano quel fatto imbarazzante significa che è successo proprio così e uno degli eventi storici più certi, proprio perché pericoloso . Per evidenziare questo problema Matteo aggiunge un dialogo tra Gesù e Giovanni. Leggiamo il testo del primo evangelista: “ Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. “ Ed ecco l’aggiunta di Matteo: “Giovanni , però, voleva impedirglielo dicendo:” sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”Ma Gesù gli rispose:” lascia fare per ora perché conviene che adempiamo ogni giustizia “ Allora egli lo lasciò fare. Questa è una aggiunta catechistica tipica di Matteo. E’ una aggiunta con cui il primo evangelista scioglie le preoccupazioni degli ascoltatori e fa dire a Giovanni Battista quello che un cristiano avrebbe potuto pensare: “ Ma come, Gesù va a farsi battezzare?” E con un atteggiamento di comprensione profonda Giovanni gli dice: “sono io che ho bisogno di essere salvato da te, perché tu vieni da me?” La risposta di Gesù non è una grande spiegazione, è un lascia fare ,significa fidati, non insegnarmi la strada, accetta questo stile, dobbiamo compiere ogni giustizia, dobbiamo realizzare totalmente la giustizia di Dio. Gesù, cosa sta facendo? Si è messo in fila con i peccatori. C’è tanta gente che va dal Battista a compiere questo rito. Gesù non è un elemento straordinario, non è arrivato con qualcosa che attirasse l’attenzione, è uno normale, in mezzo a tanti altri che arrivano dalla strada e si mettono in fila per compiere questo rito. Gesù è uno come tutti gli altri. Mi piace l’espressione si mette in fila; richiama la nostra esperienza tante volte dobbiamo fare la fila , capita qualcuno privilegiato , esce dalla fila e va direttamente , se possiamo farlo anche a noi capita di usare un amico per non fare la coda. Questo atteggiamento di Gesù normale come gli altri si chiama solidarietà,si chiama atteggiamento solidale con l’umanità” quell’uomo è un uomo vero , non ha fatto finta di essere uomo e accetta fino in fondo quella sua umanità e la vive in modo solidale con gli altri. Ecco perché va a farsi battezzare, non perché ne ha bisogno lui, ma perché vuole stare con gli altri e prendere su di sé quella umanità peccatrice. Diventare solidale con loro significa farsi carico della loro situazione, del loro peccato, della loro debolezza, della loro speranza; Gesù inizia il ministero in un atteggiamento umile che lo confonde con la folla, in un atteggiamento di solidarietà nell’umiliazione; lascia fare e il Battista lo riconosce, riconosce che non ne ha bisogno, riconosce che Lui è il più forte. Non si sarebbe immaginato di dover immergere in quel rito penitenziale proprio il più forte! Quello che aveva annunciato come lo sposo, che aveva tutti i diritti! E Gesù compare invece senza nessuna pretesa di diritti e convince Giovanni a questo stile dimesso, di abbassamento. Notiamo che il fatto in sé della immersione di Gesù non è descritto; lo accennano semplicemente con il verbo: fu battezzato, lo battezzò, essendo stato battezzato. (sostituite sempre questo verbo tecnico con il più comune immergere) Nessuna descrizione come è avvenuto, nessun particolare ci viene detto. Però al di là delle immagini a cui siamo abituati, dobbiamo pensare a una completa immersione. (Dimentichiamo la conchiglia e le due gocce d’acqua sulla testa) L’immersione si fa immergendo e il Giordano non è molto largo ma abbastanza profondo. E quindi l’immersione può portare all’annegamento; è un gesto in cui si sprofonda dentro alle acque fino a scendere sotto il livello dell’acqua; è una imitazione della morte, è una evocazione dell’annegamento, quel gesto di immersione richiama la morte e la sepoltura. Gesù scende nell’acqua, scende sotto l’acqua è già l’inizio del suo ministero pubblico non è una esaltazione ma una umiliazione. Inizia, esce allo scoperto, si presenta in pubblico e di lì comincerà la sua missione scendendo, abbassandosi fino in fondo sotto l’acqua. E’ il punto più basso della terra, la piana di Gerico è circa 400 metri sotto il livello del mar Mediterraneo e il fiume Giordano in quella zona è il punto più basso della valle e, scendendo sotto l’acqua, è il punto più basso che ci sia. E’ una immagine importante,è l’abbassamento di Dio, è la discesa nelle profondità , l’acqua è simbolo caotico delle origini. L’acqua del Giordano, fra l’altro, è torbida, verde intenso, non è l’acqua cristallina di un torrentello di montagna ; acqua stagnante , torbida, non si vede assolutamente il fondo ,è uno sprofondare in quest’acqua scura, è uno sprofondare nella morte, è la discesa agli inferi, è l’annientamento di sé.<br />
Se era un gesto significativo per tutti quelli che passavano di lì e lo compivano con una intenzione penitenziale, pensate quale profondo significato aveva per Gesù . Quello che segue, come la teofania, cioè l’apparizione di Dio, non coincide con il battesimo, ma dopo che Gesù è sceso nell’acqua, quando risale, allora avvengono i fenomeni della rivelazione. Riconoscete in questo movimento della discesa nell’acqua la morte? E allora dovete anche riconoscere nel movimento di risalita dall’acqua la resurrezione, l’inizio di una vita nuova. E’ anticipata quella vicenda che veramente Gesù vivrà qualche anno dopo. Fin dall’inizio c’è la consapevolezza di andare incontro alla morte e di accettare quell’annientamento in modo solidale con l’umanità.<br />
Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua. Luca dice che Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera. E’ una caratteristica di Luca. Molte volte nei momenti importanti nella vita di Gesù aggiunge che egli stava in preghiera. Gesù prega dopo essersi immerso; risale e si raccoglie in preghiera e quello che viene raccontato dopo è l’esperienza di Gesù. Sentite come racconta Marco :<br />
“Subito uscendo dall’acqua vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. Gesù vide squarciarsi i cieli, è una esperienza vissuta da Gesù, probabilmente quelli che erano lì presenti non si accorsero di nulla Che cosa vuol dire i cieli si aprirono? E’ una espressione a cui siamo abituati ma proprio l’abitudine ci rovina perché ci impedisce di capire in profondità ; è importante che anche queste espressioni più abituali diventino oggetto di riflessione. Che cosa vuol dire che i cieli si aprirono? I cieli non sono mica una porta o una finestra che si possa aprire o chiudere . Noi usiamo questa espressione quando è nuvolo; poi le nuvole si ritirano e torna il sereno<br />
diciamo ah, si è aperto! E’ quello che vuol dire l’evangelista , si aprirono i cieli nel senso che prima era nuvoloso e poi è tornato il sereno ; quello potrebbe anche essere una cosa del genere che è rimasta impressa perché proprio nel momento in cui Gesù risaliva, il nuvolo si è aperto e qualche raggio di sole è entrato; potrebbe essere , ma non è quello. E allora cosa voleva dire? L’apertura del cielo significa la rivelazione di Dio; è la comunicazione di Dio. Gesù vide i cieli aprirsi, gli si spalancò una prospettiva, vide lo Spirito discendere verso di lui e venne una voce dal cielo :” Tu sei il figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”. Il Figlio vede lo Spirito scendere su di lui e sente la voce dal cielo di Uno che gli dice : “Tu sei mio Figlio” .<br />
Gli evangelisti raccontano di una rivelazione che ebbe Gesù. Giovanni Battista è uscito di scena, la visione, l’ascolto della voce dal cielo riguarda Gesù, non il Battista . E’ Gesù che vede i cieli aperti, lo Spirito scendere su di sé, sente la voce di Dio che gli dice “Tu sei mio Figlio” Questa è una esperienza che Gesù stesso deve aver raccontato ai suoi discepoli, perché è una sua esperienza personale; se ci fosse stato un fotografo o un cineoperatore in quel momento forse non avrebbe potuto riprendere o fotografare nulla perché fu una esperienza mistica, reale ma misteriosa,profonda.E’ il momento in cui Gesù, umanamente raggiunse la piena consapevolezza della propria natura e della propria missione Noi crediamo che Gesù sia vero Dio ma crediamo anche che sia vero uomo, non per finta, fu uomo vero, in tutto e per tutto e crebbe in sapienza e grazia (dice Luca) . Gesù è cresciuto, è maturato ed è cresciuto anche nella conoscenza ed è cresciuto nella consapevolezza di sé ; se a 12 anni ha la consapevolezza di dover stare nelle cose del Padre suo, a trent’anni nel momento della immersione del Giordano ha la piena, matura consapevolezza della propria natura e della propria missione. Si rende conto di essere Figlio di Dio, Dio in persona e di avere il compito di Messia . Questo è il momento importante della vocazione. Umanamente Egli è arrivato alla piena consapevolezza di sé; da questo momento inizia l’opera.<br />
Una vicenda del genere è esperienza sua che è stata raccontata sicuramente da Lui ai suoi discepoli in confidenza. Il Battista si accorse di qualcosa? Vide la colomba scendere? Sentì la voce? Forse. Il testo evangelico non ci toglie la curiosità . Un’ultima parola su quella colomba, simbolo dello Spirito. Nella tradizione biblica la colomba è legata alla fine del diluvio; terminato il periodo in cui le acque avevano annientato la vita sulla terra Noè lascia uscire la colomba la quale ritorna con un ramoscello di ulivo nel becco ,segno che la vita riprende; quella colomba è l’annuncio della fine del diluvio, così l’evocazione della colomba, per caratterizzare in qualche modo lo Spirito Santo, serve per dire che in quel momento, in cui Gesù inizia la sua missione scendendo fino in fondo, finisce il diluvio, finisce il naufragio dell’umanità : E’ il momento decisivo in cui Dio interviene nella storia dell’umanità. Ma Giovanni Battista dovrà imparare che non è intervenuto per tagliare, distruggere, bruciare, è intervenuto per dare la vita,è intervenuto per completare le opere. Da questo momento il compito di Giovanni finisce e il Battista esce di scena.<br />
Ma abbiamo ancora nel 4° Vangelo, il Vangelo di Giovanni, alcune pagine importanti che ci presentano la persona e il messaggio di Giovanni Battista da un altro punto di vista.</p>
<p>(Trascrizione fatta dalla registrazione, non rivista dall’autore)</p>
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